Digital Business Game 2015: voce al fronte del no e 3 domande a Mercedes-Benz Italia

Potrebbero interessarti anche...

Una risposta

  1. Massimo Guastini ha detto:

    Ciao Davide, sono un copywriter e do un certo valore anche alle parole, oltre che ai fatti. Non ho “accennato” alla problematica dello sfruttamento. Ho scritto altro nel post che citi (grazie).
    Proseguo da dove lo “interrompi”.

    Un’indagine Eurisko, commissionata proprio da Assocomunicazione nel 2009, evidenziò che Il 72% degli addetti aveva meno di quarant’anni.
    Credo che oggi gli under 40 siano ben oltre l’ 80%, se si parla di tutte le strutture che fanno parte di Assocom (e anche delle big che al momento sono fuori).

    Lasciamo perdere la demagogia spicciola e non raccontiamoci che il nostro settore crede e investe sui giovani.
    Più semplicemente, il dumping ormai cronico (ampiamente incoraggiato dalla pressoché totalità degli utenti pubblicitari associati) ha tolto alle agenzie le risorse economiche per pagare l’esperienza. E questa è stata una grave perdita, anche per i più giovani. Un tempo, certe sigle storiche dell’advertising (per esempio McCann e Saatchi&Saatchi) erano delle vere scuole, perché permettevano ai più giovani di crescere professionalmente, “rubando” esperienza ai senior.

    Non esiste un censimento ufficiale, ma oggi i giovani che lavorano in agenzia percepiscono da 83 centesimi a 5 euro e 41 centesimi netti all’ora.
    Ve lo assicuro, perché ne incontro molti e ci parlo. E ricevo moltissime email sull’argomento. Ovviamente ho calcolato anche gli straordinari diventati ordinari e non retribuiti.

    Al tempo stesso, segnalo che qualche sera fa un giovane di Publicis mi ha detto di farsi un “culo bestiale”, ma con gli straordinari riconosciuti. Spero sia vero. È una buona notizia.

    È molto bello parlare di talento. Ma va incoraggiato oltre che identificato. La nostra industry sta diventando sempre meno attraente per i migliori talenti.
    Perché con queste retribuzioni non è possibile accendere nemmeno un mutuo lungo quarant’anni. Senza contare che è una carriera breve quanto quella dei calciatori. Ma con stipendi diversi.

    Potrà sembrare strano che, pur essendo presidente dell’Art Directors Club Italiano, non abbia sin qui parlato di valorizzazione della creatività. In realtà l’ho fatto. Considero la creatività la conseguenza di una sana relazione tra azienda e agenzia. Sin tanto che questa relazione resterà patologica, vedremo “creatività” in qualche campagna sociale e in qualche sporadica iniziativa da Cannes.

    Come vado spiegando (inutilmente) da anni, la comunicazione italiana fa mediamente schifo perché è mediamente scadente la relazione tra agenzie e aziende.
    I nostri giovani creativi spesso fanno bene nelle young competition internazionali. Poi si perdono, nei meandri di un lavoro che non ha più niente di creativo. E che grazie anche a giochini come quello di Mercedes, non sembra nemmeno un lavoro.

    Alle aziende serie (e ce ne sono) rivolgo un invito: non nascondetevi dietro al contratto UPA e interessatevi di più a come le agenzie regolano le relazioni con i propri dipendenti e collaboratori.

    Anche questa è responsabilità sociale.

    La comunicazione è un lavoro di squadra, voi dovreste esserne i capitani. Siete certi di sapere tutto di chi gioca per voi?
    Non sto dicendo che è colpa vostra, probabilmente non ne sapete nulla e se leggete le riviste specializzate del settore è lecito che vi siate fatti un’idea completamente diversa.

    Se poi lavorate con una grande agenzia è probabile che ogni volta lasciate la loro sede con echi di opulenza nel retro cranio. Come se aveste fatto un salto da Bulgari, Achilli Motors, o nel miglior ristorante della vostra città.
    Dovreste dare un’occhiata in cucina e vedere come se la passano i cuochi che cucinano i vostri pasti.

    No, non cadete nella trappola di pensare “il mio ristorante è differente”. Non fatelo a priori.
    Chiedete che vi presentino i cuochi, chiedetegli quanto guadagnano, che contratto hanno.
    Vi pare imbarazzante? Chiedo scusa. Ma voi cosa state pagando? Sulla base di cosa date del denaro alla vostra agenzia?

    Vi avranno promesso una certa job structure se siete un cliente importante.
    Un certo numero di persone che impegneranno un determinato numero di ore al servizio della vostra marca per costruirne, si spera, il successo.

    Come vi pare questo costo orario? Fateci caso, specie se è molto basso. E, in ogni caso, siete certi che chi lavora per la vostra marca percepisca davvero una parte significativa di quel denaro? Chi state pagando in realtà?

    Non liquidate la questione facendo spallucce e pensando: “non sono miei dipendenti”.
    Lavorano anche per voi. A volte solo per voi.

    Ai proprietari di agenzia, quelli che parteciperanno al giochetto Mercedes e altre gare non remunerate, quelli che applicano il dumping e di conseguenza sfruttano i propri collaboratori, rivolgo un invito cordiale: ritiratevi.

    Basta raccontare che “così fan tutti”. Basta giustificarvi con “la dura legge del mercato”. Non avete attitudine imprenditoriale. Non siete nemmeno degli imprenditori per Wikipedia, perché vi manca il coraggio.

    Ovverosia:

    “l’attitudine ad affrontare il rischio è un elemento specifico dell’attività imprenditoriale: l’imprenditore (perlomeno nella piccola impresa) deve spesso mettere in gioco la propria sicurezza economica e finanziaria pur di mettere in pratica la propria idea, profondendo nella realizzazione del progetto imprenditoriale gran parte delle proprie risorse economiche e temporali.”

    Aggiungo una considerazione, Davide. Non giochiamo con le parole. La mia posizione non è “contro” le aziende. Altrimenti come farei a lavorare?

    La mia posizione è a favore di comportamenti trasparenti e responsabili. In questa gara non vedo né trasparenza né responsabilità.

    Grazie ancora per lo spazio
    ciao
    m.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *