Il caso Moncler-Report e la magistrale gestione della crisi sui social

Potrebbero interessarti anche...

46 Risposte

  1. Roberto Red Rossi ha detto:

    quoto tutto quello che hai scritto!! hai perfettamente ragione. Onore al community menager per aver saputo non reagire. Tutti gli altri che hanno parlato deridendolo li avrei voluti vedere al suo posto.

  2. Susanna Aruga ha detto:

    Ciao Davide,
    concordo con te: il crisis management è stato fatto molto bene da Moncler, non molti brand sarebbero capaci di procedere nello stesso modo e con la stessa fermezza di intenti.
    Per quanto riguarda l’ultimo punto del tuo post, da quando faccio questo lavoro (CM/SMM) ho capito una cosa: chi non è in questo mondo non si rende conto che quando parliamo di grandi brand, il gestore della pagina (piccolo freelance o grande agenzia che sia) spesso fa semplicemente da tramite tra quello che succede sui canali e quello che il brand decide di fare per gestire la situazione in corso – qualunque sia il suo grado di gravità. Si può consigliare, dare una mano, ma NON spetta a CM/SMM e compagnia varia prendere la decisione finale: il potere è tutto nelle mani del brand (d’altronde sui profili social c’è scritto il loro nome).

  3. Paolo ha detto:

    Concordo su tutti o quasi tutto quello che hai scritto. Non concordo con te quando dici: “La gran parte degli utenti che commentava con ogni probabilità non era nemmeno cliente Moncler e non aveva interagito con il brand prima di quel momento. Non era e non è l’interlocutore a cui Moncler deve dar conto”. Perchè un’azienda internazionale dovrebbe “dar conto” solo a persone che si confermano suoi clienti? Tutte le persone che commentano (positivamente o negativamente) potrebbero comunque essere dei prospect per l’azienda e in quanto tale meritano una considerazione. La notorietà di un brand non si realizza solo sugli atteggiamenti e le prese di posizioni degli interlocutori Moncler, anzi il target consolidato è quello che in questi casi merita minore attenzione. E’ giusto non commentare nell’immediato e lasciar passare l’acqua sotto i ponti, ma ciò non vuol dire non “dar conto” a tutte quelle persone che non fidelizzate rappresentano, di fatto, un potenziale business per un’azienda

  4. gianluca ha detto:

    Concordo pienamente nell’uso della strategia di comunicazione, ma purtroppo qualcosa non quadra. Come mai Report e quindi Gabanelli dovrebbero mai interessarsi ad un Brand come Moncler? Tenendo conto che Report si è sempre dimostrata attendibile come trasmissione di indagine.

  5. Condivido l’apprezzamento sul fatto che hanno reagito con i tempi giusti, e si vede che hanno una politica di gestione della crisi. Questo non ha risparmiato un contraccolpo di borsa ma non si può dire che non abbiano mantenuto i nervi saldi. Il “tiro al community manager” invece è molto praticato fra i sedicenti esperti che non sono mai trovati in questioni simili (io ho dato). Non vale nemmeno più la pena di commentare queste persone, che sono uno dei motivi per cui ancora oggi il digital a volte viene visto come periferico e destrutturato rispetto all’organizzazione.

  6. Davide Basile ha detto:

    Ciao Gianluigi, in realtà credo che il contraccolpo in borsa sia dovuto in gran parte all’underperform di BNP, non certo ai social -> http://www.trend-online.com/ansa/fta175101/

    Sul resto concordo in pieno! 😉

  7. Davide Basile ha detto:

    Paolo, mi spiego meglio: gran parte dei primi commentatori erano troll che se ne fregavano e se ne fregano di Moncler (forse addirittura non sapevano manco cosa producesse prima del servizio di Report) ai quali Moncler avrebbe potuto dire qualsiasi cosa senza però fargli cambiare atteggiamento/idea. Sarebbe stato ancor più uno sforzo inutile in considerazione del fatto che, con ogni probabilità, se non seri cliente Moncler (stiamo parlando di un prodotto di lusso) difficilmente lo diventi da un momento all’altro… è proprio l’accesso all’acquisto (vista l’alta soglia di prezzo) ad essere limitante.

  8. Davide Basile ha detto:

    Susanna concordo. 😉

  9. alessiaJack ha detto:

    In realtà credo che la gestione di crisi non sia stata così “superba”. Ovviamente condivido tutta la parte iniziale relativamente al fatto che la crisi non è stata creata sui social né da chi gestisce i social. Credo anche che abbiano rispettato una tempistica adatta: Ok quindi il fatto di non reagire impulsivamente, ma attendere la condivisione di una posizione unica da parte di tutta l’azienda, da diffondere tramite differenti canali above + below the line.
    Ma i post relativi alla crisi: cioè quelli pubblicati poi su facebook, non tengono conto nemmeno in minima parte degli interventi (anche quelli pertinenti e non provocatori) di nessuno, ignorano totalmente i commenti che restano tutti terribilmente negativi e sopratutto rimandano con i link alla sezione del sito in cui si presenta la nuova collezione (!?!!?!??!).
    Tra l’altro i post non chiariscono nessuna delle accuse che li ha coinvolti (né a livello di produzione che di gestione risorse e lavoro). Cioè, non dicono praticamente niente di concreto. Evidentemente questo dipende, come dice Susanna, dal fatto che in questo momento si preferisce stare sul “generico” per rispettare la linea direttiva nella speranza che il flame si spenga da solo.
    Ma secondo me la partita è ancora tutta aperta.
    Non sempre il web ha la memoria corta, non in tutti i casi almeno.
    Se non prendi alcuna posizione e lasci troppe domande aperte, queste rischiano di radicarsi nella mente di utenti/clienti e diventare sospetti.

    Grazie mille per questi spunti di riflessione e per l’interessante discussione!

  10. Davide Basile ha detto:

    Ciao Alessia, provocatoriamente (ma in senso costruttivo) ti chiedo di citarmi un solo caso in cui il web non ha avuto la memoria corta. Barilla, Omsa, Patrizia Pepe (per restare all’Italia) chi se le ricorda? Quante vendite hanno perso? 😉

  11. Daniele Carollo ha detto:

    Mi trovi d’accordo, soprattutto sul concetto di memoria corta.

    Penso a Barilla (hai fatto tu l’esempio nel commento che mi precede) ma anche al recente tweet di easyJet. Davvero questi marchi avranno un crollo nelle vendite? Non credo.

    Moncler sta peraltro lanciando una serie di messaggi efficaci. Poi c’è sempre qualcuno che intraprende la sua crociata personale fino alla fine, ma si tratta di episodi isolati o quasi. Attendo curioso di vedere l’evoluzione della storia!

  12. Luca GIOVANNETTI ha detto:

    A mio avviso la gestione della crisi sui social, subisce ed ha subito le scelte aziendali.
    Concordo sul fatto che la crisi è esterna ai social/web e quindi all’interno non troverai risposte.
    Non concordo sul fatto che Moncler debba rendere conto solo ai suoi clienti, ha un codice etico e come tale va rispettato, il prezzo è anche parte del rispetto di questo codice etico.
    es. Mia moglie, le figlie, usano Moncler e non vedo perchè debba rispondere a loro e non a me. Se così non è la soluzione è immediata e semplice: stop. Perdonatemi, ma la frase “Non era e non è l’interlocutore a cui Moncler deve dar conto.” esprime in se un completo errore di valutazione, che per’altro è nello stesso filone di non rispondere ai giornalisti di report o di reagire a muso duro con i legali e non citando altre alternative in campo.
    Sicuramente è un marchio con valore, c’e’ bisogno di tutela, ma è la scelta aziendale a grondare errori.
    Se è così pura perché non offre/lancia una contro-inchiesta con report? E’ opportuno continuare a postare i nuovi capi e vedere sotto decine e decine di post con insulti, collegamenti ai servizi, …
    La memoria della rete è immensa, non corta! La memoria della gente è invece corta, ma tra qualche mese, quando cercherò un capo… la rete mi riporterà costantemente a rivivere il filmato.
    Quindi non devo correre ai ripari?
    La soluzione non è fare il muso duro, ma è reagire facendo diventare forza la tua debolezza.
    Chi sicuramente ha fatto un figurone è Cuccinelli perché ha aperto le porte, ha risposto, ha premiato l’operato, produce in Italia, è in linea con quanto professa senza nulla da nascondere. Questo è il vero valore!

  13. alessiaJack ha detto:

    Ciao Davide, non ho detto che il web non ha avuto la memoria corta in passato. I tuo esempi son tutti validi, semplicemente credo che bisognerebbe comprendere le specifiche caratteristiche oltre che la “gravità” di ogni singola crisi.

    Esempio: un conto è affermare che il sign. Barilla è omofobo e/o che ha avuto una “uscita infelice e stupida”; questo mi infastidisce e mi innervosisce, ma alla fine dei conti se la pasta Barilla mi piace, la pago poco e non do fastidio a nessuno (gay compresi), continuo a comprarla.
    Un conto è affermare o supporre, prove alla mano, che un’azienda vieti una serie di “promesse” (vedi il codice etico di rispetto degli animali sottoscritto dal brand) qualche volta anche arrivando al limite della legalità, diventi un worst case rispetto alla gestione del lavoro e dei lavoratori nel più grande periodo di crisi lavorativa di un paese e, infine, che non sia sinonimo di qualità come afferma da sempre, ma venda a caro prezzo un prodotto scarso.

    Forse mi sono espressa male, intendo dire: ogni crisi va considerata come caso singolo, in tal senso valutata, e che questa è grossa: perché sono tante e importanti le accuse, ma anche perché sono state affermate attraverso un reportage giornalistico e quindi un’indagine accurata.

    Non si tratta della figuraccia (pessima) di un Tizio, o di un’azienda che per sostenere la crisi fugge (vigliaccamente) e sposta le unità produttive in un altro paese.

    Questo è un caso con diverse aggravanti! 🙂

    Pertanto, se io fossi in Moncler, non lo riterrei un caso chiuso. Ci penserei già da ora a cosa fare in prospettiva: nel caso in cui il tempo da solo non basti e sopratutto non cancelli le macchie. Solo questo. Magari ci stanno già pensando eh (e allora staremo a vedere).

    Infine, per rispondere anche a Daniele: ok le vendite, ma per un marchio di Lusso (nella moda tra l’altro, ambito in cui l’immagine la fa da padrone) dovrebbe contare qualcosa anche la reputazione di brand, o no?

  14. Davide Basile ha detto:

    La questione sta proprio nella fine del tuo commento: la reputazione di Moncler è lesa? Secondo me no. Nel senso che a mio parere tra qualche tempo nessuno si ricorderà più di questa storia e il brand tornerà a fare ciò che faceva prima. Nel frattempo comprendo la loro posizione: se per me Report ha detto una serie di fandonie, semplicemente affermo la mia verità in maniera netta senza però andar troppo nel merito dando anche più importanza di quella che merita a Report stessa.

  15. alessiaJack ha detto:

    Ok, allora son semplicemente due diversi punti di vista. Secondo me si. 🙂
    E’ lesa.
    Son molto d’accordo con Luca Giovannetti, tra l’altro.

  16. Luca GIOVANNETTI ha detto:

    Da quanto leggo, da Basile, se sono un brand affermato, posso fare quello che voglio anche se escono filmati, inchieste, prove, … basta solo che presenti la mia verità e per il resto ci penserà il tempo e la forza del Brand.
    Tanto avrò uno stuolo di “oche”, il giro di parole è ideale, a seguirmi, sempre e comunque.
    Questo è il lusso a cui si riferisce Gabbana con il suo tweet?
    Sicuramente ho esasperato il concetto, ma di comportamenti simili… che Dio ci scampi.
    Detto così un Moncler o una luois vitton in un negozio o dal primo marocchino che passa, sono uguali.

  17. Davide Basile ha detto:

    Ciao Luca, non mi mettere in bocca parole che non ho detto per cortesia. 😉

    Io ho detto che, SE SONO CONVINTO CHE REPORT ABBIA DETTO FANDONIE, ha senso dargli quanta meno importanza possibile. Se uno viene da me e mi dice che sono un ladro, non è detto che la strategia migliore sia sforzarmi ad ogni costo di dimostrare che non sono un ladro. Potrei avere l’effetto contrario e far pensare a qualcuno “però, se si sta impegnando così tanto a smentire un’accusa del genere probabilmente un po’ ladruncolo deve essere”. La questione è: avere una strategia di gestione delle crisi e perseguirla. A me pare che Moncler lo stia facendo (a prescindere dal giudizio che posso avere sul merito della questione).

  18. alessiaJack ha detto:

    Davide, scusatemi se continuo ad intromettermi, poi mi eclisso 🙂

    Sono d’accordo rispetto al fatto di individuare e perseguire una gestione di crisi: lo stanno facendo. Stanno agendo in modo strategico e non improvvisato.

    Però secondo me dobbiamo ancora aspettare per capire come si concluderà e che risvolti avrà, non credo che possa consumarsi tutto nel breve periodo. Anzi credo che il rischio, ad oggi, sia proprio quello di cercare di ignorare l’accusa come se questa non fosse fondata.
    Credo che, in questo specifico caso, potrebbe rivoltarglisi contro.
    Spero per l’azienda che non vada così.

  19. Luca GIOVANNETTI ha detto:

    Non metto in bocca parole a nessuno, tu consideri corretta la strategia attuale di non rispondere. Io invece penso che dovrebbe rispondere perché, il confronto di Moncler il caso Barilla che il caso ladro, non sono confrontabili.
    Riporta Plutarco un aneddoto per una cena di esclusive donne organizzata dalla moglie di Cesare, presa con le mani nella marmellata, che Cesare interrogato sul fatto disse “La moglie di Cesare deve non solo essere onesta, ma anche sembrare onesta.”
    Quindi che dovrebbe fare Moncler?
    A mio parere bisognerebbe aprire, essere orgogliosamente trasparenti o nel caso agire facendo diventare forza gli eventuali problemi. Che non abbia risposto alla Gabanelli, ci sta anche ma che ora, dopo un bel -4,8% reagisca. Poi vogliamo dire che chi compra moncler se ne freghi delle oche o dei sotto-pagati? Va bene, ma ci saranno anche quelli a cui qualcosa gli interesserà, no? Perchè i consumatori, se loro non ricorderanno, devono potersi sentirsi riprenderli sul fatto?
    Il brand/marketing si è venduto la pelle dell’orso? Che si cosparga il capo di cenere e faccia ammenda.
    Teniamo conto poi che l’essere a favore del mondo, non contro o apparire tali, paga.
    Es. Franceschi di Grafica Veneta da quando ha diventato Carbon-Free vende di più in nord Europa. Quindi il nostro punto di vista, spesso non è globale.
    Poi nel mio caso il brand, il titolo avrebbe solo di che guadagnarci…
    nel tuo caso sarebbe in attesa…
    donc?

  20. Luca GIOVANNETTI ha detto:

    scusate rileggendo, devo dire che concordo però che non si debba rispondere a tutti, il problema è macroscopico e si conosce, e che debba essere tenuta la barra del timone ferma nella direzione. Però deve essere una sola e quella giusta.

  21. Davide Basile ha detto:

    Luca, il -4,8 in borsa è dovuto in gran parte all’underperform di BNP, non certo ai social -> http://www.trend-online.com/ansa/fta175101/ … i social amplificano ma incidono ancora molto poco sulla moneta.

  22. GV ha detto:

    il titolo MONC è zavorrato da vendite in calo (dovute anche ad una stagionalità atipica per il settore di riferimento: LUSSO) da gennaio 2014. in altre parole, da SEMPRE. Il servizio di Report canta il requiem ad una storia già gravemente compromessa. Quindi incorrere nel rischio di correlare i due avvenimenti è estremamente facile ed estremamente sbagliato.

    Sono, dunque, perfettamente d’accordo con la correlazione Andamento in borsa > Giudizio negativo degli analisti BNP.

    Sulla gestione della crisi, aggiungo che se è vero che Barilla (e altri) non hanno subito “ingenti danni” da una crisi social, dovuta alla memoria corta della rete e alla corretta gestione da parte dei SMM, forse è il caso di domandarsi se di crisi si sia trattata. In altri termini: se ‘Barilla’ è un valido termine di paragone, qual’è l’azienda che ha subito una crisi social e ci ha rimesso le penne (scusate.. nn mi sono saputo trattenere )? Così da paragonare I buoni con i buoni e i cattivi con i cattivi.

  23. Io, avendo detto il contrario, non posso che non essere d’accordo 🙂 Anzi, lo sono solo su un punto.
    Gestire la crisi durante l’hype non aveva senso, sarebbe come buttare benzina sopra un fuoco che brucia senza nemmeno sapere bene cosa.
    Ma subito dopo (nell’immediato) bisognava intervenire in altro modo. Sul fatto che molti non fossero in target o non fossero clienti (non so quali siano le “molte probabilità”) e che quindi Moncler non doveva rendere conto, direi addirittura che è uno sbaglio.
    Stessa cosa sui comunicati stampa.
    I social servono per interagire con gli utenti. Non per fare comunicati ai clienti.
    In italia i social non sono ancora “capiti” (posso dirlo senza passare per arrogante?) e non vengono utilizzati come mezzi di comunicazione bilaterale.
    Moncler ha agito come tale. Ha avuto lo stesso atteggiamento che avrebbe avuto qualunque altro brand su un altro media, come per esempio in TV. Cosa si fa in tv?
    Si convocano i giornalisti, si studia un discorso, lo si legge agli ascoltatori e via, il compitino è fatto.

    Un ultima cosa, in realtà non sono i social ad avere la memoria corta, ma gli utenti affamati di fail o di nuove crisi su cui “socializzare”.

    Comunque, l’importante è che il smm di Moncler non abbia perso il lavoro, che Moncler nel breve tempo riesca a dimostrare di non “spennare” le oche e soprattutto che riporti un po’ più di produzione in Italia.

  24. alessiaJack ha detto:

    Credo che Lorenzo abbia sottolineato un altro punto importante, è importante sviluppare una strategia su diversi canali, ma non puoi aspettarti di farlo allo stesso modo ovunque senza prendere in considerazione le specificità dei canali stessi.
    Altrimenti i SN rischieranno di diventare presto un orpello di pura visibilità.

  25. Lorenzo Tiezzi ha detto:

    Ciao, riflessione finalmente professionale sul tema e la condivido. Sottolineo che i commenti anche molto negativi non sono stati rimossi e che solo poche migliaia. Poche migliaia mentre milioni di persone parlano della così all’acqua di rose, senza davvero essere contro Moncler – per le mancate risposte sui social, non è vero che non c’è stata. l’azienda ha detto la sua verità, non ha il benché minimo bisogno di ribadirla – ora bisognerà capire come finisce la faccenda delle piume, il fatto reale, ma la realtà è che è già quasi dimenticata

  26. Lorenzo Tiezzi ha detto:

    mi permetto anche di aggiungere come anche qui (ovvero un ambito di discussione tra persone che sui media riflettono) si ha una idea vaghissima su come viene fatta la tv. Non è che Cucinelli ha fatto bella figura, era la figura positiva di cui il servizio aveva bisogno, chissà cosa sarebbe successo di peggio su Moncler avesse aperto le sue porte a Report. Io una volta, da pr, l’ho fatto con un programma di santoro facendo entrare la troupe in 3 discoteche per raccontare come la notte non sia perfetta ma non sia solo un coacervo di dementi. La giornalista fece un bel servizio tutto sommato tra l’altro senza far capire quali erano i locali, ossia non creando valore per i locali ma neppure distruggendoli, ma Santoro chiamò la puntata “La peggio gioventù” mettendo insieme le discoteche di brescia (non perfette ma certo non luogo di tragedie, almeno quelle citate), un pestaggio a verona e gruppi di ragazzi che si riunivano in case per sniffare colla – ovvero il giornalismo è anche show ed ognuno deve recitare un ruolo – credo che per ora Moncler abbia limitato le perdite con buoni risultati

  27. Davide Basile ha detto:

    Lorenzo (Corbo), andiamo sul soggettivo. Io ho idee (su praticamente tutto) ben diverse dalle tue che però rispetto pur non condividendole.

  28. Davide Basile ha detto:

    Lorenzo (Tiezzi), grazie. Sulla questione “come funziona la TV” concordo in pieno con te e credo che sia uno dei punti focali del problema che (quasi) nessuno sta considerando.

    • Luca GIOVANNETTI ha detto:

      Da imprenditore, direi con certi ideali che spesso si fa una fatica immane a cercare di perseguire, non mi trovo con diversi vostri ragionamenti. ovviamente nessuno di noi è Moncler ma per quanto vedo e leggo sono oltremodo perplesso perchè ci stiamo confrontando fra noi, ma oggi o un domani potremmo consigliare in un modo simile un cliente e lui seguirci…
      Come posso concordare con frasi come “Non è che Cucinelli ha fatto bella figura”.
      o “ma la realtà è che è già quasi dimenticata”.
      Probabilmente ho una certa idea di lusso che è difforme dal fatturato/risultato a tutti i costi e quindi se penso di agire per un cliente/brand di questo livello devo fare in modo che di fronte ad una cosa simile, ad esempio, sia mio consiglio di evitare di continuare a fare post con i nuovi modelli (vedendoli riempire di insulti). Oppure nel comunicato stampa si poteva dire che la ditta garantisce il pieno rispetto del procedure di produzione previste, che quanto visto è fortemente difforme da quanto risulta all’azienda e che ha chiesto la collaborazione dei giornalisti di Report e di un ente terzo di certificazione, per capire cosa è stato visto, per andare a fondo di questa storia e per fare piena luce su quanto visto.
      Se la ditta dice che “Moncler non ha mai spostato la produzione come afferma il servizio, visto che da sempre produce anche in Est Europa. In Italia ha mantenuto collaborazioni efficienti con i migliori laboratori.”. Cosa hanno visto in Armenia???
      (la consideriamo in Europa? hanno visto una produzione clandestina?)
      Un comunicato di questo genere avrebbe certamente portato ancora proteste, ma anche permesso di poter rispondere, a tutti, stiamo lavorando.
      Rileggendo il comunicato stampa, mi sembra invece una reazione stizzita.
      Poi bisogna considerare il servizio nella sua interezza dalle piume allo sfruttamento cosa che, nella sua interezza, non ritengo plausibile per un brand di questo livello.
      Se per ogni social c’e’ un modo di parlare interagire, concordo sul fatto che in queste situazioni ci sia un modo diverso di agire e quindi un messaggio che deve essere adattato al mezzo.
      Direi che se Report ci ha messo la faccia per una cosa simile, abbiano delle prove di qualcosa. ma anche ammettendo che non le abbiano chiedi di andare a fondo e, nel caso, far fare a loro una figuraccia e chiederne conto.
      Invece sul tavolo cosa abbiamo?
      Vie legali, ottimo continua pure in questa direzione…

  29. Davide anche se ovviamente in un caso come questo è pressoché impossibile stabilire il giusto in assoluto dici che è un problema di soggettività? Sul caso Moncler ovviamente ci sarà chi dice che han fatto bene, e chi, come me, che potevano fare meglio, molto meglio. Di certo c’è solo il servizio di Report (ho scritto certo, non vero), quel che i media han detto sul dibattito nato online ed i commenti degli utenti. (@ Lorenzo, sulla loro pagina Facebook saranno migliaia, ma il buzzing è stato molto più ampio http://www.blitzquotidiano.it/foto-notizie/moncler-stefano-gabbana-contro-report-ma-voi-sapete-cose-il-lusso-2012164/). Che ci sia stata una lesione d’immagine, non può essere considerata una “opinione”.
    Comunque, per concludere, penso che si possono fare comunicati stampa, oppure messaggi come questo (pochi giorni prima del servizio di Report..) http://www.youtube.com/watch?v=U7quQcr4H68

  30. kentmere ha detto:

    E tu credi che sia stato il CM di Moncler a gestire la crisi? Io credo invece che ci sia lo zampino sapiente di qualche agenzia seria in grado di gestire questo tipo di eventi tipo Hagakure 🙂

    • Luca GIOVANNETTI ha detto:

      Sicuramente c’e’ qualche agenzia di spessore, mi pare ovvio. Come mi pare ovvio che abbia ricevuto indicazioni specifiche da AD/CDA inviperiti. Tra le altre cose mi sembra strano che non siano stati pro-attivi sapendo dell’indagine di Report.
      Qui la domanda: nel caso voi veniste a conoscenza di un evento particolare negativo di un vostro cliente, moncler è un esempio, come vi comportereste o quale sarebbe la scelta migliore?
      Sapendo, come da loro comunicato stampa, è forse stata sbagliata la strategia o sotto-valutata la cosa?

  31. Davide Basile ha detto:

    Non so… a sensazione mi sembra una gestione interna… ma non ho info in un senso o nell’altro.

  32. Fabio ha detto:

    Leggo tanta ridicola teoria, ridicola quasi quanto il comunicato stampa Moncler che cerca di convincerci che vanno a produrre nella campagna moldava per garantire l’elevato know how tecnico. Manco a zelig dicono cose simili

  33. Davide Basile ha detto:

    Ciao Fabio, come hai potuto leggere nei commenti sopra sono apertissimo a confrontarmi con chi ha idee diverse dalle mie. Se però devi venir qui a dire che faccio “ridicola teoria” senza argomentare e senza esporre meglio qual è il tuo punto di vista sul tema in discussione (che, ti ricordo, è la gestione della crisi lato social e non altro) beh, direi che puoi tranquillamente andare a farlo da un’altra parte.

  34. Ho apprezzato tantissimo la tua analisi. Veramente puntuale. Ho così deciso di citarti all’interno di un mio articolo per rafforzare una mia opinione in merito al caso Moncler-Report. Se può interessarti, l’articolo lo trovi qui:
    http://www.lucamussari.it/report-moncler-e-la-sfilata-degli-indignati-senza-memoria/
    Complimenti ancora.

    Luca Mussari

  35. Davide Basile ha detto:

    Bel pezzo anche il tuo Luca! Complimenti. 😉

  36. Ti ringrazio Davide. Detto da una persona preparata come te è un gran complimento 🙂

  37. filippomora ha detto:

    Ma delle “parole” che Moncler ha scelto per comunicare il suo punto di vista (e difendersi), che ne pensate? Credo che abbiano fatto molti errori http://www.effettobarnum.it/piume-piumini-parole-moncler/

  1. 4 novembre 2014

    […] ottimi articoli redatti da Riccardo Esposito su MySocialWeb, e da Davide Basile su Kawakumi il caso moncler e la magistrale gestione della crisi sui social. La risposta della rete è stata infatti forte e decisa, e molto ci sarebbe da dire e analizzare. […]

  2. 4 novembre 2014

    […] ottimi articoli redatti da Riccardo Esposito su MySocialWeb, e da Davide Basile su Kawakumi (il caso moncler e la magistrale gestione della crisi sui social). La risposta della rete è stata infatti forte e decisa, e molto ci sarebbe da dire e analizzare. […]

  3. 5 novembre 2014

    […] Del caso "Moncler-Report" hanno scritto (quasi) tutti. Non entrerò perciò nel merito della questione. Ciò che invece mi interessa sottolineare è la magistrale gestione da parte dell'azienda della c…  […]

  4. 6 novembre 2014

    […] seguito ad una chiara indagine mediatica, il marchio ha scelto di muoversi con notevole astuzia. Questo articolo di un esperto di tecniche di marketing non convenzionali, di nome Davide Basile (Kaw…, ci spiega meglio le fasi di reazione del brand di fronte all’inchiesta-attacco di […]

  5. 6 novembre 2014

    […] seguito ad una chiara indagine mediatica, il marchio ha scelto di muoversi con notevole astuzia. Questo articolo di un esperto di tecniche di marketing non convenzionali, di nome Davide Basile (Kaw…, ci spiega meglio le fasi di reazione del brand di fronte all’inchiesta-attacco di […]

  6. 7 dicembre 2015

    […] o anche dal punto di vista della legge scorretti. In passato noti sono stati i casi Barilla, Moncler, e non ultimo quello della Melagatti. Ma nel 2015 l’azienda che ha passato la crisi più […]

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *