Aziende, web agency, fake followers, BOT: dove andremo a finire?
Di questo passo andremo a finire male… ma anche bene. Ci arrivo alla fine, abbiate la pazienza di seguirmi nel mio ragionamento.
Ricapitoliamo: qualche settimana fa Marco Camisani Calzolari solleva un polverone su fan/followers comprati, web agency truffaldine, etc.
Oggi torna alla carica con una sua ricerca sull’argomento (leggere qui ma anche, purtroppo, qui e, udite udite, addirittura qui) nella quale si rincara la dose di accuse alle web agency e si tirano in ballo brand grossi (IKEA Italia, 3 Italia, Nokia Italia, Vodafone it e Treccani.it).

Cosa dire?
Si potrebbero dire tante cose (molte le potete leggere nell’interessante discussione che si è generata sulla mia bacheca facebook edit del 09/06 0re 13.24 ho rimosso la discussione su facebook perchè nel post c’era una mia frase infelice su un’azienda che non c’entra nulla con la questione e, non essendo i post facebook editabili, ho preferito cancellare
):
- si potrebbe dire che i dati di questa ricerca non sono stati resi disponibili a chi volesse verificarli (edit delle 14.56: voglio precisare che nella ricerca è scritto che “L’elenco dettagliato dei dati analizzati, con i nomi utente oscurati per ragioni di privacy, è disponibile presso il seguente indirizzo (richiedere user e password): http://iulm.camisanicalzolari.com/MCCricercaUserlistSource.zip al fine di poter essere utilizzato da parte di altri ricercatori per applicare eventuali nuovi metodi e algoritmi. L’archivio compresso contiene i diversi file suddivisi in categorie.”. C’è però chi afferma di aver richiesto user e password e non averli ancora ricevuti. Questo non è comunque, di norma, il modo di procedere per un paper “scientifico”.
edit del 09/06 ore 13.26 Marco Camisani Calzolari, molto onestamente e professionalmente, ha reso disponibili i dati, al link di cui sopra, senza bisogno di richiedere user e password) - si potrebbe dire che i BOT possono seguire i brand anche senza che nessuno “ne faccia richiesta”
- si potrebbe dire (come ha fatto Paolo Ainio in un geniale commento al post sul FT) che se ci mettessimo ad applicare la metodologia della richiesta ai nostri stessi account probabilmente scopriremmo di essere BOT anche noi!
- si potrebbe dire che da tempo Camisani Calzolari combatte la sua crociata contro il Social Media Marketing e i Social Network (a favore della creazione di community branded proprietarie) a colpi di Social Salvin
- si potrebbe dire che “a pensar male si fa peccato, ma spesso si indovina”
A me di tutta questa vicenda interessano invece due sole cose:
- i giornali e i giornalisti, soprattutto in tema di internet/web/social media, non sono attualmente capaci di discernere le vere notizie dalle bufale.
ognuno può dire ciò che vuole, ci mancherebbe (anche se, come ho detto qualche settimana fa, quando si sa di avere una certa visibilità bisogna pensare due volte di più prima di parlare)… chi però decide di pubblicare le cose, dandogli la valenza di NOTIZIE e INFORMAZIONI, dovrebbe controllarle, sentire eventualmente altre opinioni, avvalorarle e poi darle in pasto all’utente medio (quello, per intenderci, che se scrivi “uccisa perchè non aveva messo like alla foto del ragazzo su Facebook” ci crede
). - una volta fatta la scoperta dell’acqua calda che twitter è pieno di BOT e che su facebook si possono comprare i fan, non si dovrebbe far altro che agire di conseguenza.
Ok, lo sappiamo, l’abbiamo scoperto, Camisani Calzolari ci ha illuminato… e quindi? Dove sarebbe il problema? Il fatto che sia così rende soltanto difficile fare valutazioni di ROI usando metriche classiche. Punto. Se si è professionisti seri questo è un falso problema: basta non farsi ossessionare dai numeri, utilizzare dei KPI che diano risalto al lato qualitativo delle attività di Social Media Marketing, sforzarsi di correlare queste ultime ai risultati di performance, conversione, vendite, db building prodotti e il gioco è fatto.
In definitiva, e vengo al punto toccato all’inizio, di questo passo andremo a finire male se continuiamo a demonizzare cose che non contano e a sfruttare la sensazionalità (indotta grazie ai giornali/giornalisti di cui al punto 1) di numeri e notizie false per proporci alle aziende. Viceversa, andremo a finire bene se il nostro focus è fisso sulla soddisfazione dei nostri clienti.
Tutto il resto son BOTtanate.


8 giugno 2012 | AUTORE: 
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