Hacker condivide in rete i dati di 100 milioni di utenti Facebook


Stamattina, navigando in rete tra siti di tecnologia made in USA in cerca di news per il blog aziendale, mi sono passati davanti almeno una trentina di articoli relativi alla vicenda di Ron Bowes (ex Security Specialist di Symantec), che avrebbe “rubato” (O_o) i dati personali di 100.000.000 di utenti (un quinto del totale) da Facebook condividendoli in rete in un file torrent di 2.8GB!.

Ho cominciato ad indagare credendo di avere davanti l’ennesima falla di sicurezza del social network più amato al mondo. Più volte, infatti, la gestione della privacy degli utenti del social network più famoso al mondo è stata oggetto di critiche, segnalazioni, discussioni.

Ho letto decine di articoli relativi alla vicenda, anche di testate abbastanza importanti (vedi Telegraph e BBC) e… tra delusione e stupore… non ci ho trovato nulla di sensazionale e scandaloso!

Come spiega lo stesso Bowes in un post sul suo blog (attualmente inaccessibile… qui la copia cache del post), lui non ha fatto altro che utilizzare la directory pubblica di Facebook (dove sono presenti i dati degli utenti che hanno scelto di essere ricercabili), per “sniffare” con un programmino i dati pubblici presenti e organizzarli in liste ordinate per nome, cognome, username etc…

In parole povere il signor Bowes (che definire hacker a questo punto mi pare esagerato) non ha fatto altro che riorganizzare come gli piaceva di più dei dati che erano già pubblici e disponibili a chiunque.

La domanda allora è: perchè questa bufera?

Semplice: perchè si parla di Facebook!

E quando ti chiami Facebook e sei in possesso dei dati personali di più di 500 milioni di utenti, la sicurezza di quei dati è, a prescindere da tutto, un argomento sensibile di discussione.

In realtà esistono un paio di cosette che si potrebbero rimproverare a Facebook:

  1. la poca chiarezza del pannello di impostazione della privacy
  2. le opzioni di default della privacy (che non sono abbastanza restrittive e che la maggior parte degli utenti lascia invariate)

Se il primo problema è stato, ad onor del vero, affrontato e quasi risolto negli ultimi tempi con l’implementazione di un pannello più intuitivo, resta il secondo.

Attualmente, infatti, chi si iscrive a Facebook ha di default la protezione della privacy impostata su un livello medio-basso (vedi screenshot in basso):

Per ovviare a questo problema basta settare per bene le impostazioni, smanettando un pochino, o seguendo una delle tante guide che si possono trovare in rete.

Be utenti, not utOnti!

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