Promoted Tweets: per Coca-Cola numeri da capogiro!


Twitter ha lanciato la prima fase di sperimentazione della sua piattaforma di advertising ad Aprile di quest’anno, dopo anni di tentativi (andati a vuoto) di generare guadagni dai suoi 190 milioni di visitatori mensili!

In questa fase iniziale i messaggi promozionali (in gergo “Promoted Tweets“) appaiono solo tra i risultati delle ricerche effettuate dall’utente. Se, ad esempio cercate informazioni relative ad un particolare prodotto/brand, potreste trovare  tra i risultati ottenuti anche dei messaggi promossi da aziende che intendono sponsorizzare il loro prodotto/brand (ovviamente in soli 140 caratteri!).

Tra le aziende che hanno iniziato a sperimentare insieme a Twitter questa piattaforma ci sono brand importanti (ovviamente NON italiani!): Starbucks, Virgin America, Sony Pictures, Best Buy e Coca-Cola.

Ed è stata proprio la multinazionale dei soft drink a tirar fuori la scorsa settimana qualche “numero” relativo al suo utilizzo dei Promoted Tweets… numeri a dir poco strabilianti!

Coca-Cola è il secondo brand a tentare la via della sponsorizzazione di un argomento rilevante (trend topic) di discussione su Twitter: i Mondiali di Calcio in Sudafrica.

Secondo Carol Kruse, vice-president for global interactive marketing in Coca-Cola, sarebbero 86 milioni in 24 ore le visualizzazioni dell’ads Coca-Cola con un “engagement rate” del 6% (che è quasi incredibile se paragonato allo 0.02% medio di un tradizionale banner).

Questi numeri quindi confermano che la nuova piattaforma adv di Twitter sembra funzionare per attività di marketing, come testimoniano anche alcune campagne lanciate oltreoceano (Virgin America, Bravotv, Redbull).

E in Italia?

I numeri di Twitter in Italia sono ridicoli se confrontati con quelli US, e il microblogging resta per il momento una cosa per addetti ai lavori (su Twitter in pratica sono presenti web marketer, consulenti, blogger e… STOP!).

Questo per la consueta arretratezza dell’Italia sul fronte high-tech (viaggiamo in differita di almeno 4-5 anni) e anche per una maggiore propensione delle aziende italiane a “sperimentare solo sul (quasi) sicuro”.

Mi spiego… Mentre negli States le aziende sono più propense a effettuare test anche se non confortate al 100% dai numeri, qui in Italia le aziende si muovono solo se sono (o meglio, credono di essere) sicure di ottenere un risultato. Ovvio quindi che, se proprio si devono spendere soldi in attività di Social Media Marketing, oggi si spendano laddove i numeri sembrano poter condurre con più faciltà ad un risultato: su Facebook.

L’unico motivo che vedono le aziende oggi per essere su Twitter è quello di “taggarsi” (per utilizzare un termine caro agli utenti di Facebook) come “innovative” e presidiare la nicchia nel caso esploda.

Secondo me, invece, ci sono già oggi, ovviamente per alcune tipologie di brand/prodotti, enormi opportunità derivanti da un uso corretto di Twitter: si vedano gli esempi di Nokia o del già citato su questo blog @atacmobile… e ce ne saranno sempre di più!

L’importante è che le aziende (e i consulenti/agenzie che in questo cammino devono fargli da guide) tengano sempre presente l’obiettivo di qualsiasi azione di Social Media Marketing: conversare.

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