Nike “Write the Future”: un tuffo nel… passato?
“Write the Future” è la nuova, epica, colossale campagna di comunicazione globale che Nike ha lanciato in occasione dei Mondiali di Calcio in Sudafrica.
Quando è stata presentata e mandata “on air” io ero in viaggio di nozze in Australia… per questo ne scrivo solo oggi.
Realizzata dalla strafamosissima agenzia Wieden+Kennedy, Amsterdam, la campagna ha come perno centrale uno spot che si basa sull’idea che i momenti cruciali di una partita possano cambiare il destino di un giocatore.
Lo spot è un vero e proprio cortometraggio diretto dal messicano Alejandro G. Iñarritu, famoso a livello internazionale per film del calibro di “21 Grammi” e “Babel”.
Anche i (molti) protagonisti dello spot sono di livello altissimo: i calciatori Cristiano Ronaldo, Didier Drogba, Wayne Rooney, Fabio Cannavaro, Frank Ribery, Andres Iniesta, Cesc Fabregas, Theo Walcott, Patrice Evra, Gerard Pique, Ronaldinho, Landon Donovan, Tim Howard e Thiago Silva oltre alle guest star Roger Federer, Kobe Bryant, Bobby Solo e… Homer Simpson!
Prima di passare alle mie considerazioni, per i pochi che se lo fossero perso, ecco lo spot:
Lo spot è stato accompagnato dal lancio di un minisito dedicato e da una campagna di affissioni altrettanto spettacolare (potete trovarne qualche altro esempio qui, qui e qui).

E veniamo alle mie considerazioni.
Lo spot è spettacolare, emozionante, bellissimo! (E credo che pochi possano dire il contrario).
La campagna ben strutturata, completa, strategicamente perfetta. (Come sopra).
Devo ammettere, però, che sono davvero in imbarazzo a dover esprimere un giudizio complessivo…
Qualche anno fa, infatti, Trevor Edwards (Nike’s corporate vice president for global brand and category management), ha dichiarato al New York Times che Nike “non è nel business di tenere in vita le aziende dei media”, bensì in quello di “connettersi con le persone”.
Riporto a tal proposito l’interessante commento di Mauro Lupi a queste dichiarazioni:
[...] questo significa che aziende come Nike possono anche bypassare i media, almeno sul fronte dei contenuti. Attenzione però: i contenuti aziendali, specie quelli digitali, non devono più essere solo inclusivi, tutti infilati in pachidermici portali aziendali, ma vanno distribuiti lì dove ci sono le persone, offrendo contenuti e servizi davvero interessanti e non più solo pubblicitari e autoreferenziali. [...]
La domanda alla quale vi chiedo di aiutarmi a rispondere (perchè proprio non ci riesco) è ora questa:
“Write the Future”, con i suoi costi (credo) megagalattici, il suo budget spropositato, la sua copertura massiva a livello internazionale non è forse un tantino inclusiva, troppo pubblicitaria e, soprattutto, autoreferenziale?
In poche parole, con questa campagna, Nike ha scritto il futuro o ha fatto un tuffo nel passato?


24 giugno 2010 