Content e Distribution: se uno è Re, l’altro è Principe Ereditario


Ho letto con molto interesse un articolo di Keith Richman apparso la settimana scorsa su AdvertisingAge dal titolo: “Is Content King? Then Distribution Is Crown Prince”.

Secondo Richman (e anche secondo me) nella prossima decade assisteremo a significativi cambiamenti nel modo in cui si produrranno, monetizzeranno e fruiranno i contenuti. Gli attori del mercato dei contenuti dovranno guardare in faccia la realtà e fare i conti con un pubblico con una ridottissima curva dell’attenzione e un intero pantano di opzioni di fruizione a disposizione.

Se è vero che “Content is King” (come ha detto Sumner Redstone), o ancora di più “Emperor” (come ha affermato Ruperth Murdoch), è vero anche che esistono grandi contenuti che non riscuotono successo per la mancanza (o l’inefficacia) della distribuzione e del marketing che hanno alle spalle.

In ottica di Social Media Marketing, ogni buon contenuto dovrebbe:

  • essere ottimizzato per i motori di ricerca
  • essere scritto in un linguaggio “Social Media Friendly”
  • creare engagement e stimolare l’audience a cui si propone

In ottica di Content Distribution, invece, non esistono delle “regole d’oro” cui fare riferimento. La buona notizia è che Internet fornisce stupefacenti occasioni di distribuzione dei contenuti e permette di raggiungere in maniera efficace il pubblico di riferimento. La cattiva notizia è che c’è da competere con milioni di altri “creatori di contenuti” per dividersi quel poco di attenzione che gli utenti ancora concedono.

I consigli di Richman per sfruttare la buona notizia scavalcando la cattiva sono tre:

  • rivolgersi ad una nicchia (scrivere di tutto e per tutti complica solo le cose)
  • produrre contenuti di alta qualità per emergere dalla massa
  • prevedere un budget per la distribuzione dei contenuti

A questo già ottimo articolo mi viene da aggiungere solo una considerazione sull’importanza relativa (il peso) di Content e Distribution rispetto alla maturità di un progetto online.

Secondo la mia esperienza, nella fase di lancio di un progetto (quale può essere un blog) la distribuzione riveste una importanza relativa superiore alla qualità dei contenuti: proprio perchè il progetto è nuovo, anche se scrivo le cose migliori del mondo, i motori di ricerca non mi porteranno subito accessi e se non “spingo” con la distribuzione difficilmente il progetto decollerà. Ovvio che la qualità deve comunque essere buona, ma non è la variabile che pesa di più in questa fase.

Quando, invece, il progetto raggiunge una certa maturità (viene perciò ben indicizzato dai motori, acquista autorevolezza, costituisce un piccolo seguito di fedelissimi), il peso della qualità dei contenuti diventa preponderante rispetto all’attività di distribuzione: non avrò più bisogno di spingere tanto, ma avrò sempre più necessità di fidelizzare i miei utenti (che probabilmente mi premieranno con una re-distribuzione spontanea dei miei contenuti).

Volendo mettere su di un grafico le due “variabili” potrebbe venire fuori una cosa del genere (scusate la scarsa qualità del disegno, ma non avevo tempo di farlo per bene :-) ):

Che ne pensate? Chi è il vero Re?

  • http://twitter.com/aserravezza andrea serravezza

    Ottime considerazioni, tutte condivisibilissime. In una presentazione sul mobile ho affermato (la paternità non è mia) che sempre più Context is the King…ritengo che il contesto sia ultimamente un elemento chiave del successo dei contenuti. In altre parole, a parità di contenuto vince la forma, l’emozione e l’esperienza che si riesce a dare all’utente.

  • http://www.kawakumi.com kawakumi

    Si Andrea, sempre di più la “qualità dei contenuti” diventa un requisito “base” (senza il quale non si può nemmeno pensare di accedere alla competizione) e tutto il resto diventa determinante per emergere.

    Salutami Roma! :-D

  • http://www.chameleon-copywriter.com Chameleon Copywriter

    La mia opinione è che non esistano regole d’oro. Qualità a discapito della quantità, bombardamento di contenuti a discapito della loro accuratezza, contenuti social-friendly o pieni di tecnicismi… tutto questo può trovare il suo spazio e la propria nicchia (o al contrario abbracciare un pubblico amplissimo). L’importante è capire le finalità di un progetto. Se hai un prodotto da offrire e sai monetizzare bene le tue 500 visite quotidiane forse farai più soldi di chi di visite ne fa 5000 su un sito-spazzatura adsense-based pieno di contenuti irrilevanti. My two cents.

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