We beli(e)ve in Scampia. Le istituzioni (forse) no.
Approfitto del periodo natalizio per scrivere un post su argomenti che solitamente non tratto su questo blog.
Come saprete da un mesetto sono tornato a casa, e i lettori affezionati sapranno che la mia casa (almeno per il momento) è Scampia.
La Scampia di Gomorra, la Scampia supermarket della droga, la Scampia dei killer e della malavita… Ma anche la Scampia delle tante brave persone che lottano ogni giorno, che lavorano, che si sbattono, che in una Scampia migliore ci credono!
Credere… Questa è proprio la parola fondamentale… La parola della quale voglio scrivere…
Lo spunto me lo fornisce l’ultima magnifica iniziativa che il Comune di Napoli ha messo in piedi per “sostenere” il rilancio del quartiere e affermare che loro in Scampia CI CREDONO!
All’ingresso del quartiere, proprio di fronte all’uscita della stazione della metropolitana, hanno installato due maxi cartelloni riportanti scritte che incitano le persone a credere in Scampia:
“Basta crederci, e in Scampia troverai un mare di bene”.
E siccome si voleva dare risalto internazionale all’iniziativa, hanno deciso che uno dei due maxi cartelloni dovesse essere in inglese:
“If you belive in Scampia, you will find a sea of love”
No, purtroppo non ho sbagliato io a scrivere, hanno sbagliato loro (a parte la pessima traduzione)…
Invece di beliEve hanno scritto belive. Guardare per credere…

Questo è quello che definirei senza troppi indugi Lapsus Freudiano.
Molti si chiedono (e mi chiedono) spesso: “Perchè la situazione a Scampia è così?”.
La risposta è una sola, semplice, diretta, immediata: perchè in Scampia, nel suo potenziale, le istituzioni non hanno mai creduto. E quella E mancante in BELIEVE, ne è l’ennesima dimostrazione.
Scampia (per chi non ci fosse mai stato) dal punto di vista urbanistico sarebbe stato il territorio ideale per costruire una zona residenziale ai confini della sovraffollata Napoli: spazi ampi, strade larghe, verde diffuso…
La gestione di questo potenziale è stata però fallimentare:
“Abbiamo i terremotati, dove li mettiamo? Dove c’è spazio?”. A Scampia.
“Abbiamo i ROM, dove li mettiamo? Dove c’è spazio?”. A Scampia.
Putroppo la risposta non è mai stata la stessa per domande simili:
“Dobbiamo costruire la nuova sede dell’Università, dove la mettiamo? Dove c’è spazio?”. A Scampia. “No no, poveri ragazzi… Li volete far andare a studiare in quell’inferno?”.
“Dobbiamo investire soldi in infrastrutture, dove li investiamo? Dove servono?” A Scampia. “Nooo… Soldi buttati, situazione irrecuperabile ormai!”.
Scampia è quello che è soprattutto per colpa di queste scelte.
Scampia è quello che è soprattutto per colpa delle “E” che mancano ad ogni iniziativa che le istituzioni mettono in campo illudendosi di aiutare il quartiere.
We beli(e)ve in Scampia. Le istituzioni (forse) no.
—— UPDATE 19/01/10 ——
Il Comune ci ha “messo una pezza” (almeno questo…)



28 dicembre 2009 
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