Il JukeBox dei Social Media
Si parla sempre più spesso di “Social Conversation” per indicare il sempre più fitto scambio di opinioni e contenuti – riguardo a brand, prodotti, persone, ecc. – tra utenti nei social media.
Se prendere in considerazione questo fenomeno è importante per (quasi) ogni mercato/settore, sembra essere ormai da folli non considerarlo se si è un player del settore entertainment.
“The Entertainment Conversation” è l’ultimo trendmarker di Universal McCann.
La conversazione dei consumatori riguardo ai prodotti di entertainment è ormai parte fondamentale del successo di film, giochi, libri e dischi.
Al di là del contenuto del paper, che è ben fatto ma non aggiunge molto di nuovo ai soliti “3 punti chiave che hanno reso l’entertainment più social“, “3 ragioni per cui i consumatori conversano di più” e “9 step per avviare una conversazione di successo“, quello che mi ha spinto a scrivere il post è una informazione inserita nell’introduzione.
Quello che rileva il white paper di UM è, infatti, che, anche se i brand del settore hanno intuito questa potenza, non sanno ancora sfruttarla a dovere. Si assiste, infatti, alla proliferazione di fanpage, account, pagine di MySpace, ecc. che restano però “morte”: pochi aggiornamenti, contenuti poco interessanti, nessuno stimolo alla conversazione.
E di questa “presenza assente” dei brand e delle aziende di riferimento, approfittano gli stessi fans club o addirittura gli stessi artisti (ad esempio Ashton Kutcher, creatore del primo account Twitter arrivato a sforare la soglia di 1 milione di followers, attualmente quasi 4 milioni).
Quello della “presenza assente” dei brand nei social media è un problema che esula, secondo me, dal settore di riferimento. Se da un lato le aziende cominciano a percepire che “bisogna essere presenti nei social media”, mi pare che siano davvero pochi i brand che hanno capito a fondo che “l’unico scopo di essere sui social media è conversare”.
Io, volendo usare una metafora “forzata” ma efficace, vedo la questione “Aziende/Social Media” un po’ come se fosse un JukeBox.
Le aziende devono inserire nel SocialMedia JukeBox (almeno) 3 “MONETE“:
- Scenario: prima di intervenire bisogna capire, analizzare, ascoltare… avere uno scenario completo della situazione “esterna” (cosa si dice di me sui social media? in quali “luoghi” online si incontrano i miei consumatori?)
- Contenuti: “content is the king” dicono gli esperti, e quindi è necessario che l’azienda analizzi anche la sua situazione “interna” in termini di contenuti presenti, producibili, ecc. (che cosa ho di interessante? che tipologia di contenuti posso produrre? a che ritmo? con che cadenza? riiguardi a quali argomenti?)
- Presenza: bisogna infine scegliere dove e perchè essere presenti, in quali social media, attraverso quali piattaforme, con che strumenti, attraverso quali persone, ecc.
Introducendo queste 3 monete, il SocialMediaJukeBox produrrà (o almeno si spera produca) ovviamente una musica… E questa musica si chiama CONVERSAZIONE.

Ecco, le aziende commettono proprio il madornale errore di disinteressarsi di questa musica… non la ascoltano, non ci cantano sopra, non la ballano, non la giudicano.
Voi spendereste tre monete in un jukebox per poi disinteressarvi della musica?



18 novembre 2009 

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