I banner non funzionano? Colpa dei creativi!
Proprio mentre domani uscirà un mio post sul TagliaBlog su argomenti che tratto di solito qui (Buzz Marketing, Web 2.0 e Pay Per Post), oggi ho deciso di scrivere qui un post su argomenti che di solito si trattano sul blog del Tagliaerbe: advertising online… ovvero… banner.
A fornirmi lo spunto un interessantissimo articolo pubblicato ieri su AdvertisingAge che presenta i risultati di una ricerca condotta da Dynamic Logic sulle performance (positive e negative) dei banner e sulle loro cause.
Dopo aver analizzato i migliori e i peggiori performers del loro database di più di 170.000 banner, la compagnia del gruppo Millward Brown, è arrivata alla conclusione che la creatività resta il fattore preponderante per il successo di una campagna di adv online.
La creatività, stando a questa ricerca, pesa tra il 50% e il 75% sul successo di una campagna. Tutti gli altri fattori (formati, tecnologia, scelta dei siti e targeting della campagna) contano al massimo un 25%.
Ma attenzione, creatività NON vuole dire fare banner “superflashosi”, “supermegateaser“, “supermegareveal“. Il report spinge molto sul fatto che i banner che funzionano sono quelli semplici, diretti e che comunicano “al primo colpo”.
Ed è scontro tra creativi (che attribuiscono le loro débâcle ai limiti tecnici imposti da media planner & Co.) e media planner & Co. (che affermano che, al contrario, la moltitudine di formati dovrebbe favorire la creatività).
Scott Briskman, executive creative director di Agency.com San Francisco, (braccio digitale di TBWA) si pone al centro tra i due schieramenti arrivando al cuore della questione:
“La ragione per cui questo accade è che online ci sono differenti tecnologie, requisiti tecnici, questioni di real-time reporting e analytics che fanno del web un animale molto più complesso rispetto ad altri canali.”
Personalmente credo che se i banner non funzionano è perchè la gente è stufa della solita pubblicità, dei soliti banner.
Faccio parte ormai da quasi un anno del network Metafora e insieme agli altri siti associati stiamo cercando una soluzione per la gestione della pubblicità sui nostri siti che contribuisca a sostenere i costi dei progetti online in modo etico e soddisfacente per chi scrive, per chi investe e per chi legge.
Dietro al banner deve esserci secondo noi qualcosa di più. Una storia, un mondo, una realtà fatta di persone. E il banner dovrebbe offrire più possibilità agli utenti di “dire la propria”.
In una parola dovrebbe essere più “sociale”, un po’ come diceva Gianluca in un post di qualche tempo fa…
Utopia? Forse. Ma provarci è necessario.
E voi? Da che parte state? Creativi, media planner o “metaforici” utopisti?



21 ottobre 2009 

Mi permetto di autocitarmi, per dire che la mi esperienza mi ha portato a notare che i banner che funzionano rientrano solitamente in una di queste 6 tipologie: http://blog.tagliaerbe.com/2008/11/come-aumentare-il-ctr-di-un-banner.html
Faccia come se fosse a casa sua.
Quello che mi colpiva di questa ricerca è proprio che dice (quasi) il contrario di quanto normalmente si pensa (e di quanto hai scritto tu in quel post).
Niente sesso, mistero, vintage, video, copiante e target…
Solo semplicità, brand e messaggio diretto.
Come ho scritto anche nel commento lasciato al post citato da Taglierbe, alcuni dei punti da lui citati senza dubbio funzionano, ma a quale costo? Video finti, clicca qui, mistero ecc. sono semplicemente modi per “rubare” il click… spesso il risultato che si ottiene e’ piu’ un danno che un guadagno. Consumo di banda, cattiva reputazione, noia in chi clicca ecc. ecc.
Aumentare il CTR a qualsiasi costo… no grazie!
@EmilianoC: non so se e cosa ti abbia risposto il Taglia dall’altra parte… Ma io la penso come te. Anche se poi NON riesco a spiegarmi perchè funzionino quelle cose lì…
Passiamo al Dwell Concept
@Vittorio: illuminaci…
Non è manco detto che sia il CTR a misurare la performance di un banner…
http://www.google.com/search?q=banner+brand+awareness
@Martino: vallo a dire ad un’azienda che investe millemila euro in banner e poi ti chiede risultati