Sciopero dei blogger? Contraddizione in termini…
Oggi 14 Luglio 2009 è stato indetto uno sciopero “virtuale” e una manifestazione “live” a Roma (P.zza Navona dalle 19.00) contro il maldestro articolo di legge sulle rettifiche per i siti informatici nel maxi-emendamento del DDL Alfano.
In molti hanno aderito… Io, pur condividendo lo sdegno per un intervento legislativo “imbavagliatore” messo in atto da chi non sa nemmeno cosa sia la Rete, sono molto più vicino alle posizioni dell’amico Luca Alagna aka Ezekiel.
Uno sciopero dei blogger è per me, infatti, una contraddizione in termini… Riporto le riflessioni di Ezekiel (con le quali concordo) su questo punto:
E allora che obiettivi potrebbe avere un sciopero reale come questo?
creare un disservizio per avere attenzione mediatica?
Ma non si possono assimilare le conversazioni online a un servizio: siamo tutti editori e tutti lettori. Spegnendoci creiamo un disservizio a noi stessi ma non a chi è fuori dalle conversazioni.
Non sarà per questo motivo che i big media ci dedicheranno attenzione nè per questo cambieranno la loro negativa politica editoriale sui nuovi media.
Senza contare che persino scioperi più numerosi soffrono di disattenzione mediatica e la soluzione per loro risiederebbe proprio nella Rete…mostrare a tutti un’Italia senza blog?
Ma così la mostriamo solo a noi stessi.
Chi è fuori dalle conversazioni non se ne accorgerà e per i poteri più reazionari si tratta di un sogno che diventa realtà: il media impossibile da controllare magicamente si spegne.
Neanche nei sogni di Ahmadinejad.
La rete – come scrive sempre Luca – “è un organismo che ha bisogno di vivere per avere un effetto”… Spegnerne una parte per un giorno (purtroppo) non serve a nulla.
La Rete – e i blog – esprimono tutta la loro forza dirompente quando parlano, scrivono, producono contenuti mirando l’obiettivo e unendosi in un coro “virtuale” che è più forte di mille manifestazioni in piazza (e mi vengono in mente un paio di casi in cui questa forza è venuta fuori…).
Serve (IMHO) più consapevolezza nelle possibilità della Rete, coordinamento e azione.
Il silenzio dei blogger, purtroppo, non può far rumore…



14 luglio 2009 

Ma c’è chi fa rumore per noi:
http://www.repubblica.it/2009/07/sezioni/politica/polemiche-intercettazioni/sciopero-dei-blog/sciopero-dei-blog.html
Ciao Silenzioso, grazie per l’info… Resta forte la contraddizione di “tapparsi la bocca” per protestare contro un possibile “bavaglio”.
Sempre da Repubblica, lui invece è d’accordo con te:
http://coen.blogautore.repubblica.it/2009/07/14/blogger-oggi-scrivete-di-piu/
Penso che abbiate ragione voi a dire che autoimbavagliarsi non sia una soluzione, ma è una forma di protesta. Probabilmente non serve a “far vedere chi siamo”, è però un modo civile di esprimere dissenso: non si tratta di creare un disservizio o di fare rumore, con il silenzio si esprimre il concetto dell’imbavagliatura che ci vogliono mettere. Non è “mostrare un’Italia senza blog”, che certo farebbe contenti molti, ma una dichiarazione fatta senza l’uso di parole. E domani torneremo a dimostrare che i nostri contenuti valgono molto più di una ingiusta legge.
Avrei utilizzato un’altra “forma di protesta”… tutto qui…
Oggi nella blogosfera è giornata del silenzio. I blogger italiani terranno la penna (e le tastiere) ferme per protestare contro “il ddl Alfano e il diritto alla rete”. Boh. A me questa storia del “rumoroso silenzio” fa un po’ specie. Il silenzio è il silenzio, punto e basta. E’ rinuncia. Lo sciopero dei blogger, tra l’altro, è stato modellato su quello che volevano fare i giornalisti, anche loro desiderosi di starsene un giorno in silenzio per protesta. Ecco: a me il fatto che i giornalisti vogliano fare un giorno di silenzio per protestare contro una legge che li metterà in silenzio per l’eternità non convince. Se posso permettermi, io consiglierei qualcosa di diverso. Magari, invece del giorno del silenzio, fare il giorno del casino e del rumore, in cui finalmente i giornalisti si riprendono il loro mestiere, mandano affanculo editori e direttori e si fanno il giornale (e il telegiornale) secondo criteri giornalistici e non ruffian-politico-leccaculisti. Lo so, è impossibile, ma sarebbe bellissimo.
P.S. – Pare che questo sia il primo sciopero dei blogger al mondo. Io non me ne vanterei. In Iran i blogger non fanno sciopero, eppure il loro diritto alla rete è largamente inferiore al nostro.