Morto un Troisi non se ne fa un altro…
Permettetemi un off-topic dedicato ad una persona speciale soprattutto per chi, come me, è napoletano ed ama Napoli.
Il 4/06/1994, esattamente 15 anni fa, moriva prematuramente, a 41 anni, per un fatale attacco cardiaco, conseguente a febbri reumatiche di cui soffriva sin dall’età di 12 anni, il grande Massimo Troisi.
Alla sua mancanza, almeno noi napoletani, non ci siamo ancora abituati…
Come recita la pagina di Wikipedia dedicata a lui:
Ha saputo esplorare le tradizioni napoletane seguendo le orme linguistiche ed artistiche di Eduardo De Filippo e Totò, ma rinnovandole con contenuti e capacità recitative del tutto originali.
Di più, è stato un testimonial eccezionale per la nostra città, incarnando perfettamente quel sentimento di odio/amore che solo chi ci è nato può comprendere. Quello stesso sentimento che portò il grande Totò ad affermare:
Napule, tu si adorabile,
siente stu core che te vò di:
“Zuoccole, tammorre e femmene,
chi è nato a Napule nce vo murì”
A 15 anni di distanza i problemi di Napoli sono sempre gli stessi (se non di più), ma lui raccontandoli riusciva almeno a strapparci un sorriso…
Mi piace ricordarlo con questo bel filmato che raccoglie solo alcune delle sue innumerevoli gag.
Sul finale l’audio della poesia che Roberto Benigni, fraterno amico di Massimo, gli dedicò a poche ore dalla sua scomparsa.
Non so cosa teneva “dint’a capa”,
intelligente, generoso, scaltro,
per lui non vale il detto che è del Papa,
morto un Troisi non se ne fa un altro.
Morto Troisi muore la segreta
arte di quella dolce tarantella,
ciò che Moravia disse del Poeta
io lo ridico per un Pulcinella.
La gioia di bagnarsi in quel diluvio
di “jamm, o’ saccio, ‘naggia, oilloc, azz!”
era come parlare col Vesuvio, era come ascoltare del buon Jazz.
“Non si capisce”, urlavano sicuri,
“questo Troisi se ne resti al Sud!”
Adesso lo capiscono i canguri,
gli Indiani e i miliardari di Holliwood!
Con lui ho capito tutta la bellezza
di Napoli, la gente, il suo destino,
e non m’ha mai parlato della pizza,
e non m’ha mai suonato il mandolino.
O Massimino io ti tengo in serbo
fra ciò che il mondo dona di più caro,
ha fatto più miracoli il tuo verbo
di quello dell’amato San Gennaro.
Ciao Massimo! Ci manchi!


4 giugno 2009 