Politica e Web 2.0: (timidi) tentativi di approccio
Si avvicinano le elezioni europee che si svolgeranno il 6 e 7 giugno prossimi.
Sulla scia della campagna WebPolitica di Obama, che ha fatto storia e che viene sempre più indicata come caso di studio, i politici italiani provano ad affacciarsi al web e sfruttare le sue potenzialità.
Gli approcci sono differenti, la sensazione è la stessa, un po’ come quando guardi una borsa Louis Vitton contraffatta: se fatta bene, può sembrare anche originale, ma quando la tocchi ti rendi subito conto che è falsa.
Come detto gli approcci sono differenti. Eccone alcuni:
BERLUSCONI – www.forzasilvio.it
Network ufficiale dei sostenitori di Silvio Berlusconi, dove i suoi sostenitori possono registrarsi, avere un proprio profilo, rimanere in contatto col Presidente e partecipare a diverse attività.
Viene così presentato dai suoi realizzatori:
“A seguito del successo di Obama correlato all’uso corretto di internet e delle sue potenzialità, il Presidente ha affidato a Speakage l’incarico di produrre un network altrettanto moderno e performante. Un sito in continua crescita, che nei prossimi giorni vedrà sempre nuove funzionalità e tecnologie, finalizzate ad offrire una piattaforma funzionale e capace di gestire tutte le attività di relazione e conversazione intorno al Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.”
C’è però chi (avendolo testato) scrive che “Lo spazio di interazione si riduce a un Focus Group (un sondaggino) e a un indirizzo mail con cui segnalare eventi del proprio territorio!!”
DI PIETRO – www.sivedonocosestrane.it
L’IDV e Antonio Di Pietro scelgono la via del viral e dei video/satira. Il tema principale dei video è il lavoro ed il target sono i giovani.
Sul sito gli utenti possono caricare foto e video creati da loro e che rappresentano questa Italia strana (e malata aggiungo io…).
SCALFAROTTO – www.ivanscalfarotto.it
Il candidato del PD utilizza lo strumento del blog e ha attivato un account su Twitter. Ma c’è chi si lamenta della elevata frequenza (leggi SPAM) delle sue comunicazioni.
CASINI – www.pierferdinandocasini.it
Il leader dell’UDC è quello che, per quantità di presenze nei social network, più si avvicina all’ampiezza strategica della campagna di Obama.
Il sito/blog è ben fatto (anche esteticamente) e “Pier” interagisce con gli utenti tramite FriendFeed, Twitter, Facebook, etc.
Il problema resta quello che segnalavo all’inizio (e se ne parla in qualche modo anche qui e qui): è credibile che un politico così impegnato trovi il tempo di utilizzare tutti questi social network di persona? Che venga a mettere un like al mio messaggio di “gradimento” del nuovo sito 2 e dico 2 secondi dopo che io l’ho scritto?
Se anche per voi come per me la risposta è “NO”, allora vi faccio un’altra domanda… Sapendo che non è il politico ad interagire, ma un collaboratore (spesso nemmeno diretto… magari uno che manco lo voterà) quanto può influenzare la vostra decisione di voto questa fantawebpolitica (che – permettetemi l’ultimo inciso – si ricorda dell’esistenza del web a meno di un mese dalle elezioni) ?



18 maggio 2009 

Ciao Davide,
rispondo con una domanda: fuori dal web non si verifica una situazione paradossalmente analoga, essendo molti politici affiancati da abili spin doctors?
Io no di sicuro. Non ho mai nascosto la mia profond antipatia per la classe politica italiana, e non inizierò certo a farlo ora. Potrò considerare un politico che conosco personalmente e che so non essere li solo per la poltrona, come il nostro Emanuele Tolomei (http://www.espertoseo.it/) , che mi chiede magari consiglio sulla strategia, ma che poi le cose le fa personalmete. Se fossi a Terni lo voterei, salvo poi sputargli in faccia se non si comporta bene.
Ciao Davide,
vedrai, nelle prossime settimane, a ritmo quasi quotidiano, verranno messe online nuove features
Bytheway ottima analisi.
Grazie
Ciao
Marco
@daniele: in parte concordo con te, in parte no… nel mondo offline infatti, se ad un dibattivo faccio una domanda al politico x e lui mi risponde al momento, possono avergli fatto il lavaggio del cervello, ma a rispondermi è sicuramente lui… Sul web non è così… E poi, molti politici che ora sembrano così esperti, veloci, "smanettoni" fino a due settimane fa non sapevano manco dove stesse di casa il web
@Alex: con tutto il rispetto per Emanuele, qui si parlava di politica a livelli più alti. Credo che se aspetto che qualche mio amico arrivi a candidarsi a cariche così in alto… non voterò mai più.
@ MCC: grazie a te. Tienici aggiornati…
…a meno che lo spin doctor non sia anche un abile ventriloquo ;D
LOL!
Segnalato da Studio Promotion @ Facebook
a costo di passare per qualunquista (o peggio, sinistramente benaltrista…) credo che il problema fondamentale sia la credibilità.
non tanto, dunque, se sia il candidato o meno a rispondere in maniera diretta e sincera. quanto, in realtà, il livello di coerenza tra un Berlusconi o un Di Pietro o un Casini e la realtà del 2.0.
cosa ci azzeccano (come direbbe lui…)?
ho curato da poco una tesi sulla campagna elettorale di Obama e due cose in particolare mi sembrano pertinenti a questo dibattito: il fatto che egli – in poco più di un lustro – sia passato dalla municipalità di Chicago alla presidenza degli Stati Uniti (da quant’è che sono in giro Berlusconi, Di Pietro, Casini e lo stesso Scalfarotto?) e soprattutto la sua abilità a raccogliere fondi attraverso il web. è così che si è finanziato ed è lì che ha fatto la vera differenza, sia all’interno del suo partito che verso lo sfidante esterno.
ce li vedete Berlusconi, Di Pietro e Casini chiedere fondi online per la propria campagna elettorale? questa, sarebbe la vera novità!
ecco, perché parlo di credibilità e coerenza.
chiudo ricordando un articolo (mi pare) del Sole 24 Ore di un paio di settimane fa (ma c’è abbastanza letteratura in rete), circa i finanziamenti pubblici agli organi d’informazione politici. sapete quanto prende RED TV (che non è un organo di partito)? e sapete quanto non prende YOUDEM (che è la tv ufficiale del Partito Democratico)? tutto legale, per carità. ma tutto molto vecchio, anche moralmente.
questo è il (nostro) problema. andiamo a dormire (oniricamente) obamiani e ci risvegliamo (normalmente) dalemiani. ma quanto ci sentiamo più intelligenti, però…
Ciao Davide, prima di tutto grazie per averci dedicato una parte della tua analisi. Come hai notato, ho voluto dedicare del tempo alla rete perchè sono convinto che si tratti di una straordinaria opportunità di comunicazione e di ascolto, dove vengono affrontati tutti i temi e non solo quelli che trovano spazio sui giornali e in tv. Naturalmente la mia campagna elettorale è importante, anche perchè mi permette di girare l’Italia e di incontrare migliaia di persone. Per questo motivo mi capita di rispondere con qualche giorno di ritardo o in orari strani. Quando sono online aggiorno quel che posso, aiutato dai miei collaboratori con i quali sono costantemente in contatto. Comunque quando ho visto il tuo commento ho sorriso: pensa molti mi criticano proprio perché rispondo poco!
Pier (“in persona” o “per interposta persona”, chissà) che commenta sul mio blog! Sò comunque soddisfazioni…
Beh Pier, visto che c’eri, piuttosto che impostare il “risponditore automatico”, potevi inserirti nella discussione e dirci cosa ne pensi, ad esempio, del commento che precede il tuo…
E in realtà potresti ancora farlo (assist).
Davide, però deciditi: o c’è troppo o c’è troppo poco, io mi accontenterei della risposta
No Margherita, scusa ma non sono d’accordo…
è sicuramente apprezzabile il passo compiuto, ma il web non può e non deve diventare solo un ulteriore mezzo di propaganda…
Web 2.0 è condivisione/conversazione/collaborazione tra persone… Conversazione… Non ennesimo monologo… Non una piazza (virtuale) in più dove tenere comizi…
Mi piacerebbe che i politici utilizzassero il web per confrontarsi con i propri elettori, per rispondere alle loro domande e anche (perchè no) alle loro provocazioni. Non solo per poter dire “ho voluto dedicare del tempo alla rete perchè sono convinto che si tratti di una straordinaria opportunità di comunicazione e di ascolto” [che fa molto figo, tendenza, moda,etc.].
Naturalmente… IMHO!
Ti facevo solo notare che nel post trovavi poco credibile che un politico avesse tempo per farlo davvero
Sul “figo, tendenza” sarà facile: vediamo chi resterà in rete dopo le elezioni
E infatti continuo a credere che “Pier” non sia “Pier” ma “Chi per Pier”…
@Estrogeniblog: secondo me una cosa da tenere presente sono le specificità di un contesto politico e culturale.
La raccolta di fondi per i politici è una pratica che fa parte di un contesto politico che è diverso dal nostro, fino a livelli paradossali: negli USA (soprattutto fino alle elezioni del 2004), lo saprai sicuramente, c’è gente che dona dei soldi e fa attività di lobbying o di volontario e poi magari non va a votare, perché non percepisce il voto come utile. Da noi invece il voto è praticamente l’unico modo di influire sulla politica, almeno culturalmente. Da noi in Italia, invece, chiunque chiedesse soldi agli elettori sarebbe visto quasi come un pazzo.
Al di là del valutare se questa differenza sia giusta o sbagliata, secondo me non si può considerare sintomo di innovazione l’adottare tout court delle pratiche che non sono proprie del contesto.
ciao, Antonella e piacere di conoscerti.
forse, esuliamo (in apparenza) dalla discussione.
cito “Da noi in Italia, invece, chiunque chiedesse soldi agli elettori sarebbe visto quasi come un pazzo”. non sono d’accordo.
al di là della considerazione – su cui sarai d’accordo – che in un blog in cui si parla di non convenzionalità è auspicabile sia di casa la pazzia (intesa come volontà di scalfire gli assunti ovvero le abitudini), considero vera follia il fatto che continuiamo a darli, i soldi, volenti o nolenti. comunque. senza che nessuno chieda il permesso. così, d’autorità.
a destra, a sinistra e al centro.
nonostante, persino con un referendum, il 90,3% degli italiani si sia espresso contro il finanziamento pubblico dei partiti.
parafrasandoti, al di là del valutare se questa differenza sia giusta o sbagliata, secondo me non si può considerare sintomo di DEMOCRAZIA l’adottare tout court delle pratiche che non sono proprie del contesto (laddove il contesto è, appunto, la maggioranza della popolazione).
chiudo, domandandomi retoricamente: sono queste, le pratiche che aiutano a percepire il voto (ergo, la partecipazione) come utile? e se retoricamente mi rispondo che no, non lo sono, non è meglio allora una bella attività di lobbying alla luce del sole (ossimoro)?
tra parentesi: non è un caso che in Italia non esista legge che ne regoli l’attività (del lobbying): leggo che dal 1948 sono state presentate 27 proposte di legge e solo un disegno di legge è arrivato dal governo ma mai un’aula parlamentare ha discusso dell’argomento.
quale sarà la prima legislatura pazza?!… (o pazza legislatura)?!…
mi domando tutti gli altri dove sono;)
Ciao, io parlo come parte in causa in quanto sono, nel mio piccolo, consigliere comunale in un comune di circa 4000 abitanti. Fin dalla mia nomina 3 anni fa, ho ritenuto doveroso aprire un blog per creare un filo diretto con i miei concittadini… ebbene, al momento posso dire che, seppur con le limitate capacità e finanze di cui dispongo, ho raggiunto lo scopo che mi ero prefissato, arrivando di fatto ad interagire con molte persone che quotidianamente si collegano al sito per seguire la mia attività e le notizie che riporto!!!
Quindi, in conclusione, ritengo internet un grande strumento di democrazia diretta alla portata di tutti, ma al tempo stesso mi rammarico del fatto che i nostri politici (tanto per cambiare) non sanno a stare al passo coi tempi ed al massimo cercano di scopiazzare (con risultati più o meno pessimi) ciò che avviene oltroceano…
Ciao Stefano. Grazie del contributo e complimenti per la tua attività di comunicazione online… Genuina e soprattutto “datata” (non improvvisata a 2 giorni dalle elezioni).
ciao, Davide.
torno un attimo su quest’argomento, a distanza di qualche settimana.
riflettevo su una cosa.
tu sai che vicino al nostro ufficio, ha sede l’ambasciata iraniana.
in questi giorni caldi, era bello ed emotivamente coinvolgente passare e vedere gruppetti di manifestanti inneggiare in qualche modo alla libertà. una sorta di twitter umano, un cinguettio vero e proprio troppo spesso soffocato dai rumori reali e virtuali.
non do giudizi, trovo solo singolare e per certi versi affascinante questo parallelismo distorto tra ciò che è virtuale e dà spazio al reale (per fortuna, altrimenti quante poche notizie supererebbo la censura itaniana) e ciò che è reale e non trova il giusto spazio nella realtà.
così come trovo singolare e meno affascinante che anche il nostro caro Obama – con tutti i problemi che ha da affrontare, con l’enorme consenso di cui è circondato – trovi il tempo di prendersela con Murdoch e le sue televisioni (vedi http://tinyurl.com/nscyuc).
mi ricorda qualcuno di molto italiano, molto antico e molto presente…