Anche Samsung chiude. Morte dei corporate blog?

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12 Risposte

  1. Vincenzo ha detto:

    Concordo con tutto quello che dici.
    Penso però che il corporate blog possa essere, in Italia, il pilastro della strategia online quando il pubblico a cui ti rivolgi è molto tribalizzato e ben delineato. Non per forza piccolo, basti vedere Fiat, ma cmq molto unito.
    Negli altri casi, con tutta la buona volontà, come fai a giustificare ad un marketing manager di una Samsung, Barilla o Nestlè che al feed del blog che stai curando sono iscritti in 200 e che fai 500 visite al giorno? Ok la qualità della relazione, ma spendere risorse per mantenere una relazione con 200 persone…
    non lo so, sto buttando lì i miei pensieri…

  2. kawakumi ha detto:

    Ciao Vincenzo,

    il problema non credo siano i numeri.

    Partiamo dal presupposto che instaurare una relazione duratura e conversare anche solo con 200 persone ha un costo per un’azienda che è certamente MOLTO superiore a quello di tenuta di un blog.

    Il problema di quei due progetti è stato (IMHO) proprio non essere riusciti a stimolare la conversazione. Sia chiaro: non sto qui a giudicare e ad indicare i colpevoli di questo (esistono dinamiche nelle grandi aziende che possono influenzare il lavoro di chi porta avanti certi progetti), ma il succo del discorso sta tutto lì. Se hai anche poche persone, ma queste parlano tra loro e con te, allora hai una ricchezza incommensurabile… se non parlano… allora c’è il problema…

  3. Andrea Andreutti ha detto:

    Ciao, posso dirti che il numero comunque limitato di commenti non è stato un parametro determinante per la decisione di chiudere il blog. La ragione principale è che purtroppo, nonostante il trascorrere del tempo, non siamo riusciti a costruire internamente un team di colleghi (che definirei zoccolo duro indispensabile) che assumesse con noi l’impegno di collaborare sul progetto in maniera fattiva e continuativa. Le motivazioni sono diverse e ritengo opportuno affrontarle. I progetti aziendali però non possono essere tenuti in piedi solo perchè ci credono fermamente e attivamente in pochi. Al rischio di diventare un ricettacolo di pseudo-comunicati stampa ho preferito la chiusura.
    Questo è quanto.

  4. kawakumi ha detto:

    Ciao Andrea, è un piacere ricevere un tuo commento a questo post… Come dicevo nel precedente commento a Vincenzo non era assolutamente mia intenzione giudicare i progetti e attribuire colpe. Dirò di più, nel caso di Samsung conoscendo te e come lavori il dubbio che fosse un problema di “strategie aziendali” mi è venuto subito. Conosco gli sforzi compiuti da te per “spingere” i concetti legati al 2.0 in azienda e concordo pienamente sul fatto che, se l’azienda in qualche modo non recepisce e collabora, tenere in vita un progetto del genere non ha molto senso. Come dice Godin, non ha senso mettere la panna montata del 2.0 sulle polpette di carne… Bisogna prima mettere il gelato al posto delle polpette. Tu ci hai provato (e ci proverai ancora in altri modi) e per questo ti si deve solo fare un applauso. ;-D

  5. kawakumi ha detto:

    Aggiungo solo che, probabilmente (ma ripeto sono mie supposizioni), sono state proprio queste tue difficoltà a creare un team che si occupasse del blog in maniera “impegnata” a influenzare negativamente lo sviluppo della conversazione…

  6. Vincenzo ha detto:

    @kawakumi
    personalmente, io concordo con quanto affermi nei commenti e nel post. Il problema dei numeri non me lo faccio io, ma chi ha responsabilità di budget, e di conversazione non è che gliene importa più di tanto…
    Come emerge da ciò che dice Andrea, il problema è proprio far accettare il progetto internamente, in primis farne arrivare la percezione dell’efficacia. Questi progetti si fanno, le aziende ne fanno sempre di più, spinte dall’hype web2.0, ma sempre come sperimentazione, per provare, quasi mai con reale convinzione (almeno per quel che vedo in giro)…

  7. Andrea Andreutti ha detto:

    Davide, non preoccuparti. Da parte mia non c’è nessun problema nel parlare dell’accaduto. Anzi, il confronto è fondamentale e magari questa esperienza può tornare utile a chi sta lavorando su iniziative analoghe. Resta comunque la soddisfazione di aver creduto nel progetto e di averci provato.
    Volevamo andare in una direzione ma non siamo riusciti ad avere il vento in poppa. Abbiamo fatto tesoro dell’esperienza e delle insidie “di navigazione” e magari, al momento opportuno, riappariremo all’orizzonte al grido avanti tutta, anche se magari la bandiera della nave non sarà più la stessa 😉
    Un caro saluto,
    Andrea

  8. kawakumi ha detto:

    Perfetto Vincenzo… hai centrato la questione… il problema sta tutto in due frasi che hai scritto… “di conversazione non è che gliene importa più di tanto”… e “quasi mai con reale convinzione”…

    @ Andrea: concordo in pieno! 😀

  9. Francesco ha detto:

    Credevo che Samsung fosse più ‘moderna’ di altri, ma mi sbagliavo. Il blog era ben fatto, sicuramento una strumento utile (soprattutto se pensiamo all’info commerce), ma non conoscendone i costi e i mezzi con i quali la clientela poteva venire a conoscenza di questo servizio, diviene difficile esprimere un giudizio obiettivo sulla sua chiusura. Certamente dispiace, soprattutto quando si crede che progetti del genere non debbano essere un’eccezione, ma la regola.

  1. 24 Febbraio 2010

    […] presunta morte dei corporate blog salta fuori periodicamente da qualche anno. La miriade di blog aziendali che nascono e muoiono nel […]

  2. 14 Luglio 2010

    […] Anche Samsung chiude. Morte dei corporate blog? Mi è capitato spesso di assistere a conferenze, convegni, seminari e lezioni sul tema dei corporate blog . Alla fine, nella classica parte dedicata alle case history , nel 90% dei casi c’erano sempre i soliti blog . Desmoblog di Ducati, Duck Side di Mandarina Duck e Samsung Italia News di Samsung. blog: kawakumi | leggi l'articolo […]

  3. 16 Novembre 2010

    […] sia perché mi sembra un po’ un modo di far proseguire la vita del “defunto” corporate blog Samsung che lo staff dedicato al progetto con tanta fatica (e purtroppo non molto successo) aveva provato a […]

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