Meglio Lourdes che un virale!

shockOrmai se ne parla un po’ ovunque

L’allarme è partito dal covo degli amici Ninja.

Sto parlando dell’”intervista doppia” realizzata da YouMark ad Anna Ricotti, marketing and product development director della Divisione Lovable (Gruppo Branded Apparel Italia), e Cesare Casiraghi, socio e direttore creativo di Casiraghi & Greco.

Argomento di discussione: video virali e “agenzie furbacchione che vendono queste buffonate!”

Da una parte del ring uno dei più autorevoli esponenti della comunicazione italiana, che tra una contraddizione e l’altra arriva ad affermare “se si cercano miracoli, meglio Lourdes che un virale”; dall’altra un manager lungimirante che – fortunatamente – regge bene il confronto, affermando “Internet funziona bene insieme a tutto il resto” e “se sei su Internet oggi esisti, se non ci sei non esisti”.

Due posizioni agli antipodi, due idee totalmente in contrasto. A mio parere, come quasi sempre, in medio stat virtus e le posizioni integraliste non servono a nessuno.

Come afferma Alex in un commento al post dei Ninja:

“Ognuno la può pensare come vuole e sicuramente nessuno meglio di noi sa bene che ormai il mercato pullula di imbroglioni che intravedono in queste nuove forme di marketing una ghiotta opportunità per RE-esistere. Questi loschi figuri ci sono nelle aziende (convinte di poter usare una relazione con i loro pubblici sui social network così come userebbero uno spot!) e nelle agenzie (che sperano di sopravvivere tentando di spacciare qualche promozione creativa per guerrilla marketing ). Quel che non mi va giù, ripeto, è questa tendenza tutta italiana a mandare avanti le opinioni e non le competenze.”

Competenze… è questa la parola chiave. Chi non ha competenze non dovrebbe fare affermazioni così integraliste. Il Signor Casiraghi ha fatto storia per quanto riguarda la pubblicità tradizionale, l’advertising classico, ma probabilmente non ha ben chiari i cambiamenti che stanno affrontando società e consumatore negli ultimi tempi.

Certo, nessuno vuole nascondere i problemi che esistono: una campagna virale è ancora soggetta a difficoltà di misurazione dei risultati (almeno nell’ottica della misurazione intesa nel tradizionale senso aziendale)… Ma arrivare ad affermare “Quando sento un cliente che pronuncia le parole magiche VIRALE e GUERRILLA MARKETING capisco che è uno che non sa cos’è la comunicazione” – (capito fables…? anche il Guerrilla è na cagata!) – mi sembra ingeneroso e offensivo nei confronti di chi a questi temi dedica sforzi e studio con l’obiettivo di elevare il marketing non convenzionale alla condizione di elemento essenziale del marketing mix.

A mio parere il punto centrale della questione lo tocca proprio Anna Ricotti quando dice che “tanti fallimenti di molte marche sono dovuti al voler trasportare un approccio tradizionale su internet”. Un po’ come mettere del buon gelato sulle polpette di carne! E giustamente la signora Ricotti si aspetta che “gli esperti del settore aiutino l’utente (investitore) a capire come muoversi nel modo giusto”…

Quindi, Egr. Dott. Casiraghi, la prossima volta magari approfitti, stia zitto e lasci al parola agli esperti! ;-)

P.S. = chiudo riportando parte di un commento di Maurizio sempre al post dei Ninja:

“In Italia, il dibattito è totalmente assente, ci si riempie la bocca di termini nuovi, ma si continua a ragionare con schemi mentali vecchi e a compartimenti stagni.

Cosa sta facendo il gotha dei creativi? Come il blog dell’ADCI è morto? Perchè si continua a parlare di premi, Festival di Cannes e pizzette?

Io ho tentato di avviare questo dibattito sul blog dell’ADCI, in cambio mi hanno accusato di essere uno “sfracella coglioni”.

Beh i problemi non li ho certamente inventati io, come dieci anni fa la totale assenza di presidio di Internet da parte delle agenzie creativa ha permesso la nascita delle Web Agencies, oggi stanno nascendo nuove agenzie creative che stanno crescendo in fretta e acquisendo clienti di primaria importanza.

Se alle agenzie tradizionali va bene così, perchè noi dovremmo preoccuparci?

5 Risposte a “Meglio Lourdes che un virale!”

  1. E già ho sempre pensato che il guerrilla fosse una gran cagata, mi chiedo cosa spendo a fare ogni giorni del tempo per portare avanti un progetto attraverso il quale si dimostra con circa 500 case history o forse più come siano proprio queste forme di marketing non convenzionale ad essere il futuro della comunicazione, caro Kawa, questo Casiraghi, aldilà del fatto che non credo sia consapevole delle varie tecniche che servono per diffondere un virale (ha mai sentito parlare di seeding?), secondo me è rimasto alla teoria del proiettile magico.

  2. e già Fabiè… ma cosa possiamo pretendere da uno che ci ha abboffati di spot TV con “Che Banca!” senza capire che il reale valore pubblicitario di un video virale di qualità è imparagonabile a quello della pubblicità a pagamento…? Nei video virali il tempo e l’attenzione dell’utente sono volontariamente prestati al brand, nelle pubblicità a pagamento il brand ha pagato (caro) per il tempo e l’attenzione prestata. Le caratteristiche di questi due tipi di coinvolgimento sono completamente diverse.

    La parola d’ordine del marketing non convenzionale è engagement… e questa è una cosa che nessuno spot strapagatissimo in prima serata durante il festival di Sanremo potrà mai garantire!

  3. Davide! Altra domanda che mi è venuta rivedendo il video stamane è: “Dove andrebbe a sbattere la testa Casiraghi se non avesse un cliente come Mediobanca in grado di mettere a disposizione un budget così straordinariamente elevato?” Bah…

  4. Chissà cosa pensava Anna Ricotti mentre Casiraghi definiva agenzie furbachiotte quelle che tentano aprocci virali :-)

    Io sono sempre dell’idea che un vero e genuino effetto virale deve partire dagli utenti stessi sodisfatti del prodotto o servizio X.
    Trovo molto più profittevole cercare di creare una “rampa di lancio” e poi aspettare una risposta da parte del pubblico.

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  1. Yks blog » Blog Archive » Quanto sono utili ed efficaci i video virali? - 24 febbraio 2009

    [...] o banale. Per parlare di questo argomento, prendiamo spunto da uno degli ultimi post del blog Kawakumi.com che riporta un’intervista doppia realizzata da YouMark ad Anna Ricotti, marketing and product [...]

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