Corporate Blog, fallimento o opportunità?

Sempre più aziende, sull’onda dell’entusiasmo per il Web 2.0 e per cercare di ingaggiare i propri consumatori, decidono di avviare una attività di corporate blogging.

In Italia il fenomeno non è ancora esploso (anche se i corporate blog italiani sono sempre di più), mentre negli USA i numeri permettono già una riflessione abbastanza approfondita sui risultati del blogging aziendale.

Un recente studio di Forrester Research ha passato in rassegna 90 blog gestiti da società high-tech inserite tra le Fortune 500 (ad es. Autodesk, Adobe, Avaya, BMC Software, Cisco Systems, Fair Isaac, HP, IBM, Microsoft, Novell, Oracle, RSA Security, Socialtext, StackSafe, TIBCO Software, Unica).Lo studio riporta i risultati di 189 interviste a B2B marketing professionals.

Quello che viene fuori è un fallimento abbastanza generalizzato del fenomeno corporate blogging: secondo i manager la maggior parte dei corporate blog sono “opachi, squallidi, e non stimolano la discussione”.

Il 70% dei corporate blog si fossilizza su argomenti tecnici e sul proprio ambito di lavoro, il 74% raramente riceve commenti, e il 56% semplicemente ripubblica comunicati stampa o news di altri siti/blog.

La maggior parte dei corporate blogger pubblica contenuti senza continuità, non dedica molto tempo alla scrittura dei post, e raramente inserisce in questi ultimi un po’ di personalità.

Forrester non raccomanda comunque alle imprese di rinunciare a bloggare.

Suggerisce però di rendere vivo il proprio corporate blog, e per fare questo le imprese devono offrire qualcosa di più ai visitatori: farli entrare nelle decisioni aziendali, fargli capire come queste sono state prese, fargli vedere prodotti in anteprima, offrirgli anche qualcosa di divertente.

E aggiunge anche due casi di buon corporate blogging, da prendere ad esempio: il blog del CEO di Sun Jonathan Schwartz e il blog di Tibco Greg the Architect.

In definitiva i corporate blog possono facilmente rivelarsi un fallimento, ma se ben progettati e curati  possono costituire un’ottima opportunità per le aziende.

Le chiavi del successo, a mio parere sono due:scavare all’interno dell’azienda per recuperare contenuti interessanti, stimolanti e divertenti; tenere ben fisso nella testa che scrivere un blog è cosa ben diversa dallo scrivere un comunicato stampa, un paper o un testo per un sito aziendale.

Si cercano casi di successo (soprattutto italiani). Se ne conoscete qualcuno, fate un fischio (o lasciate un commento ;-))

Potrebbero interessarti anche...

12 Risposte

  1. Mushin scrive:

    Secondo me è tutta una questione di mettersi in gioco. La maggior parte di queste aziende apre un blog e non lo affida ad un blogger ma a un dipendente, se va bene un addetto alle pubbliche relazioni.
    Se affida tutto ad un blogger gli impone delle restrizioni assurde. Insomma, il prodotto è lo stesso: si apre un blog ma non si fa blogging.

    Un blog è per l’azienda una grossa opportunità, ma anche un grosso problema. Occorre evitare di irrigidirsi su cosa sia giusto o sbagliato e pianificare meno a priori i contenuti. Occorre un blogger in grado di guidare le discussioni a posteriori intelligentemente, perché lo strumento preferito delle aziende, la censura (connaturata al modello gerarchico), sul blog non funziona.

    Tutto questo non entra ancora nella mente dei managers…

  2. Kawakumi scrive:

    D’accordo con te sul mettersi in gioco. Ma, a mio parere, il mettersi in gioco comporta proprio il gestire il blog internamente, almeno in una fase avanzata.
    Mi spiego meglio: sono d’accordo con te che per aprire un blog e gestirlo servano competenze specifiche (anche perchè altrimenti agenzie come quella in cui lavoro non avrebbero motivo di esistere); quindi in fase di avviamento, e anche in un primo periodo di gestione, è giusto che le ziende si facciano affiancare da strutture e/o professionisti del settore. Questo periodo deve però servire a formare una o più risorse interne che dovranno poi gestire la vita del blog. Affidare tutto ad un blogger esterno non ha molto senso secondo me. Il blog aziendale è la voce dell’azienda nella blogosfera e questa voce deve, secondo me, venire dall’interno. Lodevoli in questo senso sono le iniziative (vedi MClips il blog di Microsoft Italia) in cui gli autori sono dipendenti dell’azienda stessa.
    Sul discorso della libertà di espressione e della “censura” mi trovi concorde… Come dicevo nel post, le aziende hanno difficoltà a comprendere che scrivere per un blog is different! (e qui ritorna il discorso dell’affiancamento formativo nell’avvio dell’attività di blogging).

  3. Kawakumi scrive:

    Hey fables, che piacere averti da queste parti! 😉

    Sono pienamente d’accordo con te. La mia domanda in chiusura di post era semplicemente una provocazione alla discussione… Casi in Italia ce ne sono e anche belli (quelli che hai citato tu su tutti!) e mi riservo di dedicare un post solo a loro. Tra l’altro proprio in questi miei primi giorni di lavoro in Ad Maiora stiamo supportando il lancio del blog del gruppo Cepu che potrebbe essere un altro caso di successo. Certo, di strada da fare in Italia ce n’è ancora moltissima, ma – come giustamente fai notare tu – NON siamo fermi ai nastri di partenza.
    Buon lavoro anche a te!

  4. Kawakumi scrive:

    Scusa fables “la condicio sine qua non” NON E’ oppure E’ “che sia un responsabile etc etc…”. Solo per capire se la pensiamo allo stesso modo oppure no. 😉

  5. Kawakumi scrive:

    Perfetto! Era quel NON nel tuo commento precedente che mi suonava strano. Allora la pensiamo alla stessa maniera… immaginiamo lo stesso mondo… 😉

    Alla prossima.

  6. fables scrive:

    beh caro Kawakumi, esistono anche casi italiani, io premierei il coraggio di Ducati e SCEE che hanno rispettivamente lanciato il Desmo Blog e il Blog ufficiale Playstation, due eccezioni? Non lo so, ma almeno sono due casi di aziende che hanno puntato sullo strumento blog e sulla pratica del blogging per rivolgersi ai loro clienti e potenziali tali, ti dirò che la situazione è molto migliorata rispetto a quando mi sono laureato proprio sul concetto di corporate blog, faticai non poco a trovare due casi nazionali. Interessante anche il caso Samsung, dove il blog è gestito direttamente dal web marketing manager Andrea Andreutti o il caso Gruppo Toscano, Mandarina Duck, Abarth, insomma il corporate blog non è solo quello di Jonathan Schwartz. Saluti e buon lavoro.

  7. fables scrive:

    Ma piacere mio di essere qui,
    e si ho seguito la nascita del layout di CEPU proprio da molto vicino, sono contento che sia diventato un cliente fisso. Io personalmente credo molto in questo strumento, altrimenti non l’avrei scelto come argomento per la mia tesi, dico solo che come in altri settori siamo un pò indietro ma ci stiamo lentamente avvicinando ai migliori, la condicio sine qua non è che sia veramente l’azienda stessa a parlare attraverso la “voce” di un responsabile che sappia che direzione stia prendendo l’azienda stessa, immagino un mondo in cui non serva più pubblicare un comunicato stampa, ma tutto passi attraverso lo strumento blog. A presto.

  8. fables scrive:

    io credo fondamentale che a gestire il blog sia una persona dell’azienda, come dici tu non ha molto senso affidare tutto ad un blogger esterno, anche se sono d’accordo sull’iniziale affiancamento. Per farla breve, ai convegno, alle riunioni ci va l’azienda che si espone in prima persona, stessa cosa secondo me avviene con il blog.

  9. fables scrive:

    bene mi fa piacere, e porta i miei saluti a tutti i ragazzi che lavorano con te 🙂

  10. Nyk scrive:

    Pienamente d’accordo con il pensiero di Forrester e con il tuo. Avendo alle spalle una piccola esperienza in una società di consulenza, però, ho notato come molti imprenditori che, forse, dalla blogosfera potrebbero avere un ritorno di immagine non sono minimamente interessati “all’acquisto”. In questo siamo un pò indietro mentre, contemporaneamente, ospitiamo “casi da manuale” come il già citato Desmoblog (gestito da una ex alunna SDC Padova e quindi motivo di orgoglio ancora maggiore…).

  11. Paolo scrive:

    Partecipo alla redazione di un corporate blog e prendo assolutamente sul serio le potenzialità di questo strumento di comunicazione.
    L’apertura del blog aziendale fa parte di un progetto volto a migliorare la visibilità online del marchio e devo dire che, al di là della partecipazione degli utenti (il numero di commenti ai post è mediamente basso), registro un costante aumento del numero delle visite e migliora l’indicizzazione sui motori di ricerca e di conseguenza la visibilità su internet.
    Un saluto a tutti e complimenti per il blog..

    Paolo
    http://www.sint-blog.blogspot.com

  12. Ines Angelino scrive:

    Ciao, complimenti per il post, di cui condivido le opinioni.

    Volevi conoscere un corporate blog di successo? Eccolo: il nostro blog di ClassicaViva, dedicato alla musica classica. Il nostro portale è http://www.classicaviva.com. In pochi mesi ha raggiunto più di 100.000 pagine visualizzate ogni mese ed è a pagina 1 di google per ogni tipo di keyword che riguardi la musica classica! In realtà questo corporate blog è strutturato come una rivista, e fornisce anche news sul settore, dinamiche (spesso dei veri scoop…), molti podcast e molti video (il meglio pescato sulla rete…). Certo, è un impegno non piccolo… richiede molto amore e molta passione, ma credo ne valga assolutamente la pena… e poi, è anche assolutamente divertente! Uno splendido veicolo per comunicare con il proprio target di riferimento…

    Con simpatia
    Ines Angelino
    Direttore Editoriale di ClassicaViva
    e curatore del blog

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *