Apprendo dall’hub (così come definito dagli amici di MarketingArena) Mauro Lupi di questa interessantissima intervista a Maurizio Sala realizzata da Spotx.
Si parla di un tema a me caro: il marketing virale. “Oggi in Italia il marketing virale non è una pratica diffusa; è una pratica di cui si parla molto. La differenza è sostanziale” ha sostenuto Sala.
Il VP del Gruppo Armando Testa aveva già sollevato la questione durante il “Markimonio” tenutosi in Accademia di Comunicazione a Milano lo scorso 8 marzo. In quella occasione Sala aveva sottolineato “la mentalità arretrata dei manager “mediterranei” nei riguardi del marketing non convenzionale” imputandola a tre cause fondamentali:
la voglia di molti manager italiani di tenere sotto controllo la propria leadership e di conseguenza la loro paura di condividerla;
la necessità per certi brand (ma anche per certe merci o certe persone) di stare stare attenti ad esporsi al libero giudizio dei consumatori che, invece, dovrebbero far emergere nuovi comportamenti da adottare. Prendete ad esempio il blog di Mac Donald (sommerso di commenti negativi) o le vicende di Di Pietro su Second Life (da settimane non riesce ad entrare nella sua casa virtuale che è stata letteralmente occupata dagli abitanti italiani e destinata a feste continue);
l’inadeguatezza dei criteri di auditing e controllo delle iniziative di comunicazione su internet, che possono definirsi da Web 1.0
Concludeva Sala: “Per questo è necessario che vengano cambiati i modelli che sono ancora indefiniti e che assicurano il successo professionale del singolo manager. La cultura comunicativa italiana stà vivendo un periodo di stasi e cristallizzazione se paragonata a quella europea e americana e deve reagire.”
A mio parere una delle motivazioni principali del ritardo italiano nella pratica del marketing virale, sta proprio in quel punto 3 sollevato da Maurizio Sala; i progressi nella misurazione delle campagne virali sono fondamentali, ed è lì che bisogna concentrare gli sforzi.
La creatività non manca a noi italiani, ma le aziende (soprattutto quelle italiane) vogliono dati, numeri, certezze… Queste ultime non le potremo dare (forse) mai, ma se si mettono a punto sistemi di misurazione più precisi e puntuali, si potrà tentare di convincere i più scettici della forza potenziale del marketing virale.
E allora, forza, mettiamoci in cammino (anzi corriamo!) verso la misurazione virale 2.0!
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Tags: Marketing Non Convenzionale, Maurizio Sala, Misurazione, Viral Marketing, Web 2.0
1 commento
kawakumi.com » » 21 errori comuni nel marketing virale
20 Giugno 2007 alle 18:49
[...] presenti i discorsi fatti in un paio di vecchi post riguardo al marketing virale e ai dubbi delle aziende, ho pensato di fare cosa gradita nel tradurre ed adattare questo lavoro di [...]
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